Ortona. “Da Fiume al dissenso”, la criticatissima rassegna del Centro studi e ricerca Cittadella, è iniziata ieri. Scarsa partecipazione e «sala semivuota» sono le conseguenze del battuage mediatico, ma forse anche delle modalità d’entrata, visto che per poter assistere bisogna obbligatoriamente accreditarsi tramite mail. Ovviamente, la polemica di queste settimane ─ mai sopita del tutto ─ è soltanto che cresciuta di pari passo all’avvicinarsi dell’appuntamento, dopo vari tira e molla fra il sindaco meloniano Di Nardo e le forze antifasciste raccoltesi attorno all’Anpi.
Oggi, la contromanifestazione. Carico il sentimento di rivalsa degli antifascisti, delusi dal costante rifiuto del primo cittadino ortonese di disporre la revoca alla sala Eden ed ormai giunti alla mobilitazione, nonostante le accuse di censura e di violazione della libertà di parola lanciate dai promotori del convegno “nero”. La forte tensione era già nell’aria dall’altro ieri, con timori di scontri ─ nonostante si tratti di una manifestazione «pacifica e civile» per stessa volontà dichiarata degli organizzatori antifascisti ─ e successive misure di sicurezza, oltre l’usuale divieto di sosta e di transito sul tracciato del percorso (attivo dalle 7 alle 14).
Per le iniziative odierne, sono state disposte due zone differenti di parcheggio per i partecipanti alla rassegna ed alla contromanifestazione antifascista, richiesta la rimozione dell’arredo urbano e dei cestini, imposta la messa in sicurezza dei cantieri, chiuso il parco di piazza Donatori del Sangue e spostato in via Rapino il terminal degli autobus. Dispositivi, questi, che sono adottati dal sindaco sotto scorta dei rilievi suggeriti dal Comitato di Pubblica Sicurezza in merito alle leggi ed ai decreti vigenti. Già presenti ─ rilevano alcuni ortonesi ─ dei carabinieri nei pressi della sala Eden a piantonare l’attività dell’evento.
Effetti, forse, dei decreti sicurezza che aumentano lo stato d’allerta e non sono di certo graditi alla cittadinanza, divisasi fra l’incolpare l’Anpi o Di Nardo. «Manifestare due ore in difesa dei valori e principi della costituzione non è un disagio, semmai lo è concedere uno spazio pubblico della comunità ad un’organizzazione fascista, razzista e illiberale per organizzare una festicciola privata a porte chiuse per tre giorni» commenta un cittadino, mentre un secondo dichiara «L’Anpi si assumesse la responsabilità di quello che fa. Ortona totalmente bloccata ma ai malati e agli allettati, a chi ha bisogno dell’auto per muoversi perché’ ha degli handicap questi ci hanno pensato?».
Oltre all’atmosfera plumbea, è ancora sentito il dissapore per le «porte chiuse» ai giornalisti del Centro, impossibilitati a partecipare alla rassegna: «ci dispiace, non è possibile dare seguito alla vostra richiesta in quanto abbiamo già raggiunto il limite di prenotazione per la sicurezza», così è stato riferito, dalle pagine del quotidiano di ieri, il diniego alla loro partecipazione. Immediata, la solidarietà dell’Anpi di Ortona, che ha replicato contro il rifiuto di Centro studi e ricerca Cittadella, saltando a piè pari le giustificazioni di sorta.
«Questi figuri hanno tolto finalmente la maschera e hanno svelato il loro vero volto, che è lo stesso di chi 100 anni fa assaltava a Milano la sede del giornale l’Avanti», scrivono nottetempo nel loro comunicato. «Sarebbe auspicabile» continuano dalla Sezione “Dario Serafini” «che tutti i media non coprissero l’evento in segno di solidarietà per i giornalisti de “Il Centro”, a cui va tutta la nostra vicinanza, e che ci fosse almeno una parola di condanna da parte del Sindaco, a nome della Città. Quanto si è verificato, purtroppo, ci sta dando ragione e conferma che avevamo visto giusto».
Non meno acrimoniose, le affermazioni di ieri del Centro studi, nonostante il decorso pacifico e defilato della rassegna: «L’evento “Da Fiume al Dissenso” non chiede il permesso a nessuno. Non è di destra. Non è di sinistra. È nazionalpopolare. È il tentativo di costruire uno spazio in cui i padroni non decidono più chi può parlare e chi deve stare zitto» e poi, su Instagram «Da lontano sentiamo qualche figlio della miseria moderna frignare, sbattere i piedi e implorare di avere il diritto alla superiorità morale… Da lontano, perché noi saremo ad Ortona, oggi, domani e domenica! (*siete pregati di portare il maalox da donare ai figli della democrazia e della dissoluzione dell’Italia)».



