Ortona. Dopo la comunicazione ufficiale a prefetto e questore, per il primo cittadino ─ ed esponente di Fratelli d’Italia ─ non c’è motivo di revoca. La reazione dell’Anpi a questo ennesimo rifiuto è stata ancor più netta: «Prendiamo atto che nella risposta inviata» scrivono dal comitato provinciale di Chieti «il sindaco Di Nardo, nel classico stile burocratese, conferma quanto già dichiarato sui media. Non è questo il tipo di risposta che ci aspettavamo».
Poi, i dubbi sull’effettivo controllo delle procedure: «qual è stata la motivazione di tale richiesta, secondo quanto prevede il modulo? Inoltre, è possibile che l’associazione richiedente possa poi “cedere” l’utilizzo della struttura?» Il riferimento è all’intestatario della pratica, Erminio Cetrullo, che a detta dell’associazione avrebbe lasciato almeno la promozione su social e web al Centro studi e ricerca Cittadella.
È pur vero che l’ex referente regionale d’Indipendenza, partito ora confluito in Futuro nazionale, aveva dichiarato d’essere «l’unico e vero organizzatore dell’iniziativa» in una lettera di “smentita formale” alla stampa. I sospetti, però, non si erano sopiti, anzi, l’emersione di un network di forze concomitanti era stata già sollevata come ipotesi. Ne avevamo, appunto, scritto in questo articolo.
Nella risposta di oggi, l’associazione dei partigiani si lancia in un affondo: «possibile che nessuno abbia approfondito quali sono gli scopi dell’associazione?» Dalle indagini dell’Anpi, infatti, bastava una semplice ricerca online per trovarli riportati sul loro sito, che così recita: «La scelta della nostra Comunità di mobilitarsi sotto la dicitura di “Centro Studi e Ricerca” è dovuta all’obiettivo principale che ci siamo dati nel tempo: formare i militanti, in molteplici modi e campi, per restituire alla gioventù un orizzonte di senso, disciplina e verticalità» o ancora «Il nostro nome è chiaro come il nostro cammino: siamo l’assalto alla vita monotona, alle menzogne della politica, alle falsità degli uomini, allo squallore che questo mondo ci impone, siamo quelli che gridano alla ribellione nelle piazze o davanti i cancelli delle scuole, siamo quelli con la bandiera nera nelle strade e sulle barricate…».
Posizioni che non corrisponderebbero, dunque, ai valori del dettato costituzionale e che, invece, hanno ispirato l’organizzazione di una tre giorni in cui si dibatterà di Aleksandr Dugin (ideologo “naz-bol” e teorico dell’euro-asiatismo) e della «attualizzazione del pensiero di Jean Thiriart», un collaborazionista belga e fondatore degli Amici del grande Reich tedesco. D’altronde, la prossimità col neofascismo sembrerebbe esser confermata da questa e precedenti comunicati, rimarcando la partecipazione del Centro studi alla raccolta firme di Remigrazione e Riconquista, «comitato di chiara ispirazione xenofoba e razzista».
Nel complesso, la valutazione posta dall’organizzazione antifascista è che si tratti di un «momento di revisionismo storico» visto che, come anche nelle scorse comunicazioni pubbliche era stato sottolineato, è inserito nel cartellone l’incontro la presentazione del libro “Bologna: la pista israeliana” di Luca Tadolini, già autore di svariati libri accusati di revisionismo “anti-partigiano”, in cui si devia dalla verità giudiziaria sulla strage di Bologna del 2 agosto ’80 per accusare i servizi ed il governo di Israele.
Ora si attende la risposta del prefetto Silvana D’Agostino e del questore Leonida Marseglia, in caso negativo, si svolgerà una contromanifestazione il 26 settembre. Nel frattempo, sono in discussione in parlamento due interrogazioni, una a firma Fina (PD) e l’altra a firma Torto (M5S).



