Pescasseroli. Il silenzio delle valli tra Pescasseroli e Alfedena è stato squarciato, nelle ultime settimane, da una macabra scia di morte che non ha risparmiato nessuno.
Quasi venti esemplari di lupo, oltre a volpi e poiane, sono caduti vittima di un attacco premeditato e vigliacco, bocconi imbottiti di fitofarmaci che hanno trasformato il cuore del Parco in un campo minato.
Mentre le indagini proseguono per individuare i responsabili di questo disastro ecologico, c’è una categoria che rifiuta di restare sul banco degli imputati.
Gli allevatori del territorio, rappresentati da Confagricoltura L’Aquila, hanno deciso di alzare la voce per proteggere non solo il proprio bestiame, ma la propria onestà e il legame viscerale con una terra che è diventata teatro di una barbarie senza giustificazioni.
“Di fronte all’orrore della strage che sta insanguinando queste terre, non possiamo più restare in silenzio,” esordisce Alessandro Tamburro Consigliere di Confagricoltura L’Aquila e rappresentante della FNP Abruzzo, visibilmente scosso dagli ultimi ritrovamenti. “I numerosi lupi uccisi brutalmente dal veleno non sono solo una perdita per la biodiversità, ma rappresentano un insulto diretto al nostro lavoro, alla nostra dignità e a tutto ciò che rappresentiamo per questo territorio.”
“Vogliamo dirlo con assoluta fermezza, chi sparge morte tra le valli del Parco compie un atto di sabotaggio verso l’intera comunità agricola e zootecnica. Il veleno è un’arma vile, cieca e profondamente autolesionista, che non distingue tra fauna selvatica e i nostri affetti più cari. Colpisce i nostri cani da lavoro, compagni di vita e strumenti essenziali del nostro mestiere,” spiega con amarezza Tamburro, “e contamina irrimediabilmente i pascoli che curiamo da generazioni. Per noi, ricorrere a simili metodi significa avvelenare il nostro stesso futuro e la terra che ci dà il pane.”
“Siamo noi i primi a sapere che il prestigio del nostro lavoro è legato alla bellezza intatta di queste montagne,” affermano in Confagricoltura L’Aquila, sottolineando quanto l’economia locale dipenda dal delicato equilibrio ambientale. “La presenza del lupo è il simbolo di un ambiente sano, un’attrattiva straordinaria che porta visitatori da tutto il mondo e che conferisce ai nostri prodotti un valore d’eccellenza che nessun’altra zona può vantare. Noi viviamo di questo equilibrio, distruggere la natura significa distruggere il richiamo turistico e il valore dei nostri prodotti.”
“Nessun allevatore che agisce con senno e onestà danneggerebbe mai la propria principale fonte di ricchezza e di immagine, come allevatori di queste montagne, rivendichiamo il nostro ruolo di sentinelle della montagna. Siamo noi che, restando in quota nonostante le mille difficoltà, garantiamo la manutenzione del territorio”.
“L’allevatore ‘per bene’ sceglie la via della prevenzione e del confronto civile, ed è per questo che abbiamo proposto al Parco Nazionale D’Abruzzo di sottoscrivere un protocollo d’intesa per allacciare una collaborazione tra il Parco, le Aziende Agricole e gli Allevatori per il tramite di Confagricoltura L’Aquila” conclude Alessandro Tamburro, lanciando un appello alla legalità. “Non cerca scorciatoie violente che infangano il sudore di migliaia di onesti lavoratori. Chiediamo che venga fatta piena giustizia, perché l’ombra di questi crimini non deve oscurare la dedizione di un comparto che è il pilastro sociale dell’Abruzzo montano. La nostra battaglia non è contro la natura, ma per la dignità del nostro lavoro.”



