Castel di Sangro. Quasi 50mila euro scomparsi dalle casse della parrocchia, due persone finite sotto indagine e una comunità che fatica a comprendere quanto accaduto. Si allarga il caso degli ammanchi nella Basilica di San Giovanni Battista a Castel di Sangro, dove i carabinieri stanno cercando di ricostruire la destinazione delle somme raccolte attraverso le offerte dei fedeli e le donazioni legate alle attività religiose.
Le ultime notizie diffuse sulla vicenda riferiscono che due uomini, rispettivamente di 40 e 50 anni, sarebbero indagati dalla Procura della Repubblica di Sulmona per l’ipotesi di furto aggravato e continuato. Entrambi, secondo quanto riportato dalle cronache, sarebbero stati per lungo tempo vicini alla parrocchia e avrebbero avuto a disposizione le chiavi della chiesa.
Un elemento che ha indirizzato l’attenzione degli investigatori sulla possibilità di accessi agli ambienti parrocchiali e sulle modalità con cui il denaro sarebbe stato prelevato. Le responsabilità, tuttavia, dovranno essere accertate nel corso del procedimento.
Le telecamere e gli accertamenti dei carabinieri
L’inchiesta è partita dalla denuncia presentata dal parroco, don Domenico Franceschelli, dopo aver riscontrato anomalie e ammanchi nelle somme custodite all’interno della parrocchia.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche pubblicate in questi giorni, i segnali che avrebbero destato i primi sospetti sarebbero stati alcuni particolari apparentemente secondari, come sedie spostate, cassetti lasciati in disordine e denaro mancante. Circostanze che, con il passare del tempo, avrebbero spinto il sacerdote ad approfondire la situazione e infine a rivolgersi alle forze dell’ordine.
I militari della Compagnia di Castel di Sangro stanno esaminando le registrazioni degli impianti di videosorveglianza, considerate un elemento importante per ricostruire gli accessi e verificare quanto accaduto. Le cronache locali riferiscono che i filmati avrebbero fornito elementi utili agli accertamenti.
Parallelamente, circa trenta fedeli sarebbero stati convocati in caserma per fornire informazioni sulle donazioni effettuate e contribuire alla ricostruzione delle somme raccolte nel periodo interessato.
Nel mirino anche le offerte destinate alla Caritas
La cifra complessiva dell’ammanco si avvicinerebbe ai 50mila euro. Secondo quanto riportato dalle testate locali, il denaro non proverrebbe da un’unica raccolta, ma da somme che sarebbero mancate progressivamente nel corso del tempo.
Tra le entrate oggetto degli accertamenti figurerebbero le offerte consegnate in occasione di matrimoni, funerali, battesimi, comunioni e cresime, oltre alle donazioni durante le celebrazioni religiose e al denaro lasciato nelle cassette per l’accensione delle candele.
Le ricostruzioni pubblicate indicano inoltre che tra le somme mancanti potrebbero esserci anche quelle destinate alla Caritas, utilizzate per sostenere le persone in difficoltà. Un aspetto particolarmente delicato, perché allargherebbe le conseguenze della vicenda oltre la gestione ordinaria della parrocchia, coinvolgendo anche le iniziative di solidarietà rivolte ai più fragili.
Spetterà agli investigatori quantificare con precisione il denaro mancante, individuare i singoli episodi e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone.
L’amarezza di don Domenico Franceschelli
Al centro della vicenda resta la delusione del parroco, che ha espresso il proprio sconforto pensando soprattutto ai fedeli che, con le loro offerte, contribuiscono al funzionamento della comunità religiosa.
«Quando ho scoperto ciò che era accaduto c’è stato sicuramente un attimo di sconforto. Ho pensato a tante persone che donano liberamente quelle offerte per mantenere in vita le nostre attività pastorali. Non nascondo una profonda amarezza», ha dichiarato don Domenico Franceschelli.
Parole che restituiscono il senso di una vicenda che non riguarda soltanto una somma di denaro, ma anche il rapporto di fiducia tra la parrocchia e quanti contribuiscono alle sue attività.
Le offerte raccolte durante le celebrazioni e le ricorrenze religiose rappresentano infatti una risorsa per sostenere le spese della comunità e portare avanti iniziative pastorali e di assistenza.
La vicinanza del sindaco e lo sconcerto della comunità
La notizia ha suscitato forte sconcerto a Castel di Sangro. La possibilità che le somme siano sparite da ambienti frequentati da persone vicine alla parrocchia ha alimentato interrogativi e amarezza tra i fedeli.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Angelo Caruso, che ha espresso vicinanza alla comunità parrocchiale e ha auspicato un ravvedimento da parte dei responsabili.
«Confidiamo in un ravvedimento degli autori, perché il fatto è avvenuto in un luogo di culto in cui l’intera comunità si riconosce nei valori non solo cristiani, ma anche sociali», ha dichiarato il primo cittadino.
Nel frattempo, gli investigatori proseguono il lavoro per ricostruire l’intera vicenda. L’analisi dei filmati, le informazioni raccolte dai fedeli e gli accertamenti sulle somme donate dovranno contribuire a chiarire come siano maturati gli ammanchi e quale sia stata la destinazione del denaro.
Resta fermo il principio della presunzione di innocenza: le ipotesi investigative dovranno trovare conferma nelle sedi competenti. Per la comunità di Castel di Sangro, intanto, rimane l’amarezza per una vicenda che tocca da vicino la fiducia, la solidarietà e il sostegno quotidiano alla vita della parrocchia.



