L’Aquila. C’è l’odore acre del fumo che entra nelle case e c’è la rabbia di chi vede la propria montagna andare in fumo giorno dopo giorno.
La comunità di Roio ha vissuto un’altra notte di profonda apprensione. Il fuoco, che sembrava dare tregua nelle ore precedenti, ha ripreso vigore spinto dalle raffiche di vento e dalle temperature torride, aggredendo i boschi secolari del versante.
Ma davanti al disastro, la risposta della comunità non si è fatta attendere. Accanto ai 31 Vigili del Fuoco in prima linea, si è formata una vera e propria catena umana: circa 27 civili, tra cui ex forestali, alpinisti e semplici cittadini si sono rimboccati le maniche per supportare il Direttore delle operazioni di spegnimento (DOS). In queste ore, dodici operatori privati stanno lavorando senza sosta con le motoseghe nel tentativo disperato di tracciare linee tagliafuoco e salvare gli alberi più vicini alle abitazioni.
Nel frattempo, l’ombra del dolo si fa sempre più concreta e dolorosa. Il ritrovamento di un innesco a forma di croce a Ceracittu ha scosso profondamente i residenti. “Chi fa questo è un criminale che vuole distruggere la nostra identità”, commentano amari i cittadini sui social. Le indagini sono in corso, mentre la città dell’Aquila guarda verso la montagna con il fiato sospeso.



