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Querelle D’Alfonso-Pettinari: dichiarazione spontanea governatore non verbalizzata

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Pescara. “Sono stato bombardato di telefonate quando sono usciti sui giornali articoli che parlavano di mie gravi responsabilità”. Sono le parole pronunciate questa mattina, nel tribunale civile di Pescara, dal presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, che avrebbe voluto rendere una dichiarazione spontanea nell’ambito della causa civile intentata dallo stesso D’Alfonso, per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Domenico Pettinari, al quale è stato chiesto un risarcimento di 200mila euro.pettinariIl giudice Marco Bortone, però, ha spiegato che non sarebbe stato possibile verbalizzare la dichiarazione. “E’ una cortesia istituzionale ¬ ha insistito D’Alfonso – ai fini dell’accertamento della verità”. L’avvocato di Pettinari, Donatella Rossi, ha replicato: “È una mancanza di rispetto nei confronti di quest’aula”. La dichiarazione di D’Alfonso, dunque, non è stata verbalizzata. Sono stati ascoltati, invece, i testimoni citati dal legale del governatore, l’ex senatore Tommaso Coletti e l’ex presidente della fondazione Pescara Abruzzo Nicola Mattoscio, i quali hanno confermato di essere a conoscenza degli incarichi istituzionali svolti da D’Alfonso e hanno rilasciato dichiarazioni sul prestigio del presidente della Regione. “Posso affermare ¬ ha detto Coletti – che il prestigio di D’Alfonso, sia come persona che come politico, è notevole”. Gli stessi concetti sono stati espressi anche da Mattoscio. “Il prestigio di D’Alfonso è indiscutibile, continuativo nel tempo e mantenibile solo se fondato su un’adeguata reputazione personale ¬ è la testimonianza dell’ex numero uno della fondazione Pescara Abruzzo – E’ documentabile che le sue attività lo hanno portato ad avere relazioni con autorità nazionali e internazionali, ad esempio con capi di Stato dei paesi balcanici e con autorità istituzionali di vari paesi europei, oltre che con cariche apicali nazionali”. Al centro della richiesta di risarcimento c’è un’interpellanza presentata da Pettinari in Consiglio regionale, in merito all’acquisto da parte della Asl di Pescara di una palazzina per uffici amministrativi e di staff, che secondo il Movimento Cinque Stelle sarebbe stata pagata il triplo rispetto al suo effettivo valore. Secondo la difesa di D’Alfonso, rappresentata dall’avvocato Carla Tiboni, Pettinari a margine del suo intervento in Consiglio regionale, nel 2014, avrebbe rilasciato dichiarazioni diffamatorie alla stampa, “accusando il presidente di un fatto, avvenuto nel 2007, che non poteva vederlo protagonista, non ricoprendo incarichi in quel periodo”, mentre l’esponente pentastellato, che ha rinunciato alla mediazione conciliativa, ritiene di non aver diffamato nessuno, visto che sulla stampa sono finiti i contenuti della sua interpellanza, esposta nell’esercizio delle sue funzioni di consigliere.

L’avvocato di Pettinari, Donatella Rossi, ha inoltre sottolineato che “i fatti e la relativa interpellanza di Pettinari si riferiscono al bando della Asl di Pescara del 21 luglio 2014 e agli atti successivi della stessa, in particolare la delibera 1413 del dicembre 2014, con la quale la Asl autorizza l’acquisto della palazzina in via Rigopiano a Pescara, e non già all’anno 2007, anno in cui non vi è stato nessun bando specifico sull’argomento”. Nella prossima udienza, fissata al 24 febbraio, saranno ascoltati in qualità di testimoni il parlamentare Gianni Melilla e l’assessore regionale Silvio Paolucci, oggi assenti per impegni istituzionali.

“Ho intentato questa causa perché sconcertato dall’espressione ‘gravi responsabilità’, proveniente da un cittadino che fa politica, rispetto ad una vicenda che nulla ha a che fare con le mie responsabilità”. Così il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, questa mattina in tribunale a Pescara, al termine dell’udienza relativa alla causa civile intentata dallo stesso D’Alfonso, per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Domenico Pettinari, al quale ha chiesto un risarcimento di 200mila euro. “Non si tratta di una critica politica – ha aggiunto il governatore – ma di una dichiarazione dalla quale mi sento leso, anche alla luce della lettura penalistica che è stata fornita”. Immediata la replica di Pettinari. “Stiamo parlando di un’interpellanza in un Consiglio regionale, un atto politico compiuto da un consigliere regionale che gode delle stesse prerogative di insindacabilità di cui godono i parlamentari ¬ ha affermato l’esponente del Movimento 5 Stelle – Se un consigliere regionale non ha più il diritto di criticare un presidente di Regione, allora possiamo andare a casa, perché vuol dire che non serviamo”.

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