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Quattro anni da Rigopiano, appello dei parenti delle 29 vittime: “non sia un’altra Viareggio”

"Stato ci dia giustizia"

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Pescara. In primavera sorgerà un monumento, un giardino della memoria poco distante da dove 29 vite furono inghiottite nel resort di Rigopiano di Farindola, cancellato da una valanga sul versante pescarese del Gran Sasso. A quattro anni di distanza, oggi la commemorazione è stata sobria e in forma privata, per le misure anti-Covid. Ma non per questo è stata meno forte la richiesta di giustizia di chi ha perso un caro in quel drammatico pomeriggio, ed è convinto che neve e terremoto non bastino a spiegare una simile tragedia. Il processo fatica a decollare e riprenderà il 5 marzo dall’esame del perito che ha depositato le intercettazioni in merito alle ipotesi di depistaggio successivo alla catastrofe.

“Vogliamo con tutte le nostre forze evitare quello che sta succedendo a Viareggio e che la verità che abbiamo nel cuore sia quella processuale”, ha chiarito Marco Foresta, che a Rigopiano perse mamma Bianca e papà Tobia, e comprende la disperazione dei parenti delle vittime della strage di Viareggio, dopo la sentenza della Cassazione che giorni fa ha prescritto gli omicidi colposi nel processo sul disastro ferroviario. Identico è lo stato d’animo di Paola Ferretti, che da quattro anni piange il figlio, Emanuele Bonifazi: “Dal giorno della tragedia la mia vita è cambiata: è sopravvivere per gli altri figli e per ottenere giustizia. Mi auguro che lo Stato abbia il coraggio, la civiltà, di punire veramente e severamente chi ha sbagliato perché non debba accadere mai più quello che è successo a Rigopiano. Il ministro della Giustizia lo scorso anno ci ha chiesto scusa pubblicamente a nome dello Stato, il Presidente della Repubblica Mattarella ogni anno invia una corona il giorno della commemorazione, oltre a quella mandata per i funerali dei nostri angeli. Bene, personalmente li ringrazio, ma come mamma e come cittadina italiana non mi bastano più queste cose. Voglio i fatti, voglio giustizia”.

Al fianco dei parenti, alla cerimonia il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha espresso “l’auspicio che non accada mai più” nulla di simile, promettendo che “nelle prossime settimane concluderemo il lunghissimo iter della Carta Valanghe, uno dei presupposti per evitare che sul territorio possano verificarsi disgrazie improvvise e imprevedibili”. “Ogni anno per noi il 18 gennaio è una piaga che si riapre. Questi momenti sono tragici, io comunque cerco di andare avanti, voglio lottare fino alla fine per avere giustizia”, diceva durante una commemorazione a Chieti Loredana Lazzari, madre di Dino Di Michelangelo, il poliziotto morto con la moglie Marina Serraiocco sotto le macerie dell’hotel. A Chieti c’è già un monumento che ricorda le 29 vittime. Presto ce ne sarà uno anche a Rigopiano. 

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