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Licenziamenti: “Chi ha avuto sostegni statali non possa licenziare”

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Chieti. Antonio Ingroia e Azione Civile – Popolo per la Costituzione Abruzzo rendono noto che:

Lo sblocco dei licenziamenti, deciso dal governo Draghi, il gravissimo accordo tra lo stesso governo, i sindacati confederali e Confindustria e la crisi economica e sanitaria stanno disvelando i loro devastanti effetti anche in Abruzzo. Tante sono le vertenze e gli allarmi in atto, soprattutto in provincia di Chieti a partire dalle zone industriali di Piana Sant’angelo (San Salvo) e di Val di Sangro, davanti al rischio di centinaia di posti di lavoro che rischiano di essere cancellati. Per licenziamenti diretti decisi dai datori di lavoro o, come nel caso di Sevel di cui ha dato notizia alcune settimane fa l’USB, per la mancata conferma di interinali e precari.

“Tutto questo è inaccettabile”, continuano”, “non devono essere i lavoratori a pagare il costo della crisi e di politiche economiche ed industriali che tutto sono tranne che politiche, solo inutili inginocchiamenti e favoritismi ai grandi colossi imprenditoriali e al neoliberismo più selvaggio. Al contrario, invece, con la complicità delle massime istituzioni nazionali e la mancanza di una decisa e reale azione della gran parte delle istituzioni locali i lavoratori stanno già iniziando a pagare tutto il peso della drammatica crisi economica e della pandemia, mentre le rendite e i grandi capitali vengono tutelati e difesi da chi dovrebbe avere al centro della propria azione la Costituzione e la difesa dei diritti di lavoratori, cittadini e i più deboli ed impoveriti. Uno dei primi dati che spiccano è l’inizio di un’ondata di licenziamenti anche da parte di chi è stato ampiamente sostenuto e foraggiato nei decenni scorsi e, durante la pandemia, sta ricevendo fortissimi sostegni economici e finanziari da parte dello Stato. Tutto questo è inaccettabile e vergognoso. Non si ripetano mai più casi come Honeywell in Val di Sangro e Golden Lady a Gissi. La Honeywell, in nome del profitto privato, fuggì all’estero negando i diritti dei lavoratori dopo aver ottenuto negli anni 7 milioni di sussidi pubblici e almeno un altro di risparmio fiscale. La Golden Lady, dopo che la “politica” favorì il suo insediamento a Gissi e la sostenne lautamente, per gli stessi identici motivi chiuse gettando centinaia di lavoratori nella disperazione. Un licenziamento a cui si aggiunse, favorita dalla classe politica regionale e provinciale dell’epoca, il secondo dramma di una delocalizzazione fallita da parte di imprese (finite anche agli onori delle cronache giudiziarie) che si appropriarono delle liquidazioni di molti lavoratori per poi abbandonarli al loro destino.

Rilanciamo anche in Abruzzo le proposte nazionali di queste settimane:

–        Appoggio alle vertenze in atto nei territori e alle lotte di lavoratori che quotidianamente vedono diritti e dignità calpestati in nome del profitto

–        Divieto di licenziamento, anche di un solo lavoratore, da parte di chi ha ricevuto sostegni economici e finanziari durante la pandemia

–        Proroga blocco dei licenziamenti

–        Necessità di una fortissima mobilitazione sociale e politica contro una politica prona alle elite finanziarie e ai grandi poteri economici e che metta al centro la Costituzione del 1948 e i diritti e la dignità delle vere uniche vittime della crisi economica: gli impoveriti, che aumentano in maniera drammatica ed esponenziale, i lavoratori e tutti coloro che non hanno grandi capitali, rendite e lobby a sostegno. Una mobilitazione che nel mondo del lavoro punti al ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e di tutti i diritti cancellati e calpestati dai governi degli ultimi decenni con cui l’attuale si pone in totale continuità”.

 

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