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Garlasco, arriva la consulenza Racis sul “profilo” di Sempio: “Innata capacità di mentire”?

Luca Marrone di Luca Marrone
19 Aprile 2026
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Pavia. Sembra che la nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, costituisca un’occasione, per molti, di scoprire dinamiche e concetti afferenti all’investigazione scientifica e al procedimento giudiziario nell’assetto vigente nel nostro Paese. Certo, il tutto non avviene in modo sistematico e approfondito, ma attraverso il contributo di giornalisti – trait d’union tra i fatti e i lettori-spettatori – che dobbiamo ammettere non sempre provvisti di spiccate conoscenze giuridiche (oltre che criminologico-forensi). Ecco allora che, puntualmente, i magistrati inquirenti vengono definiti “giudici” e le consulenze tecniche di parte (dell’accusa in particolare) elevate al ruolo di perizie. Ed ecco, di conseguenza, che nelle chiacchiere da bar o nei commenti sui social, persone convinte di aver capito tutto per il solo fatto di aver letto o orecchiato concetti giuridici alla rinfusa, disquisiscono con sprezzante sussiego di dinamiche di formazione della prova e, in generale, di strategie processuali, oltre che, ça va sans dire, di scienze forensi, di criminologia, di profili psicologici, etc. Incoraggiate anche in questo, bisogna riconoscerlo, dal pressappochismo di vari “esperti” televisivi.

L’ultimo sviluppo dell’inchiesta attualmente in corso ad aver suscitato l’interesse dei giornalisti e del pubblico, è l’avvenuto deposito in Procura della consulenza tecnica del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (Racis) relativa al profilo personologico di Andrea Sempio, l’attuale indagato. Si parla di un “profilo” (termine, spesso utilizzato a sproposito e che fa tanto Criminal Minds) dell’uomo, realizzato attraverso l’analisi di reperti sequestrati il 14 maggio 2025 presso l’abitazione di famiglia e presso l’appartamento in cui questi vive attualmente. Cinque cellulari, cd e dvd, chiavette usb, hard disk, un kindle, un registratore, quaderni e agende, che racchiudono tanta parte della vita di Sempio e da cui si auspica di poter trarre utili indicazioni sui tratti personologici del soggetto, eventualmente “compatibili” con l’ipotesi accusatoria.

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Non desta eccessiva meraviglia il fatto che i media abbiano riservato particolare rilievo all’indiscrezione secondo cui l’elaborato del Racis avrebbe posto in evidenza una presunta “innata capacità di mentire” del soggetto esaminato nonché suoi asseriti “rapporti difficili con le donne”. La circostanza ha consentito inoltre il recupero, a livello giornalistico, di dati emersi nei mesi scorsi, su cui già si è detto molto e che sono tornati a costituire oggetto di ampie disamine: il fatto che Sempio abbia fruito, anni fa, di corsi di seduzione on line (il cui “docente” adottava l’inquietante soprannome di “Predator”) e l’aver annotato tra i suoi appunti: “Ho fatto cose talmente brutte che nessuno può immaginare.”

Riteniamo che l’acquisizione, in sede di indagine, del profilo dell’indagato richieda un paio di precisazioni. La prima è di carattere definitorio, con riferimento alla funzione assolta da tale, specifico strumento di analisi. In questi mesi, quando ci si riferiva a esso, si è talvolta evocata sui media la categoria del “criminal profiling”. Quest’ultimo, secondo la letteratura scientifica, si può definire come “la tecnica di analisi degli schemi del comportamento durante la commissione di un crimine o una serie di crimini con autore non noto, attraverso cui è possibile costituire un profilo descrittivo del probabile autore del crimine in questione.”[1]

Dunque, si tratta di una tipologia di valutazione che prende le mosse dalle risultanze dell’indagine sul delitto e sul contesto in cui questo è stato commesso (la scena del crimine) e tenta di individuare tratti caratteristici dell’autore – ignoto – del fatto stesso. La finalità cui assolve è quella di orientare, laddove possibile, gli investigatori verso una specifica tipologia di soggetto. “Nel senso in cui la parola è usata nella BSU[2], un profilo è un elenco di tratti caratteristici di un individuo non identificato”, considera Roy Hazelwood, profiler dell’F.B.I. “Non consente di dare un nome e un indirizzo a un UNSUB[3] ma se eseguito in maniera corretta identifica il tipo di personalità del criminale, aiutando la polizia a restringere il campo delle indagini.”[4] Qualcosa di diverso, evidentemente, rispetto all’esame della personalità dell’indagato (non certo “ignoto”) condotta dal Racis su reperti da lui direttamente provenienti.

La seconda precisazione riguarda l’utilizzabilità in sede procedimentale, del predetto esame. E, in proposito, non possiamo esimerci da citare l’art. 220 del codice di procedura penale, relativo alla perizia e collocato nel Titolo II del Libro terzo, dedicato ai “mezzi di prova”. Il primo comma dell’articolo recita: “La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche.” Il secondo, che più ci interessa, precisa che “salvo quanto previsto ai fini dell’esecuzione della pena o della misura di sicurezza, non sono ammesse perizie per stabilire l’abitualità o la professionalità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.”

Dunque, nel giudizio di cognizione non è possibile ricorrere a un’indagine peritale che riguardi attitudini psichiche non dipendenti da cause patologiche: è solo consentito – nei casi in cui risultino presenti disturbi psicologici della persona idonei a incidere sulla capacità di intendere e di volere – procedere a perizia per accertare l’esistenza e la rilevanza di questi ultimi, diversamente da quanto previsto in sede di esecuzione della pena (art. 678 c.p.p.) e della misura di sicurezza (art. 679 c.p.p). L’esame condotto su Sempio ricade pertanto nell’ambito della consulenza tecnica di parte e, in questo caso, dovrebbe assolvere alla sola funzione di orientare l’inchiesta, senza alcuna pretesa di “provare” l’eventuale colpevolezza dell’indagato.

Precisarlo può risultare opportuno, perché il risalto mediatico riservato, in questi giorni, alle risultanze dell’elaborato del Racis rischia di indurre nel pubblico una percezione impropria della loro reale portata. Ciò comunque la si pensi a proposito dell’effettiva colpevolezza dell’attuale indagato. Abbiamo svolto, negli anni, attività di criminal profiling e proposto in qualche circostanza consulenze tecniche di parte in tema. Non intendiamo dunque sminuire la rilevanza di contributi del genere, che anzi riteniamo potenzialmente assai utili. A condizione però che se ne colga l’effettiva portata. Ci siamo permessi talvolta di definire il criminologo che affianca – in qualità di consulente tecnico – i titolari dell’inchiesta giudiziaria, come un “suggeritore” che appunto indirizzi i possibili sviluppi dell’indagine. Quest’ultima deve tendere però – è forse necessario ribadirlo – all’acquisizione di riscontri che, per tradursi in prove effettive, devono risultare ben più solidi delle valutazioni criminologiche lato sensu e delle loro rielaborazioni giornalistiche. Anche perché la vita è assai complessa e ricca di inattesi sviluppi: sospettare di un delitto chi eventualmente adotti atteggiamenti e condotte eccentrici e “problematici” è facile ma potrebbe non rilevarsi un adeguato approccio investigativo e non condurre necessariamente al vero responsabile (o a tutti i responsabili). La difficoltà di individuare un criminale può derivare talvolta proprio dalla sua “invisibilità” sociale, dal suo essere pienamente integrato nel contesto in cui vive.

Al di là dell’overdose di chiacchiere da salotto (televisivo) – pro e contro Sempio – che ci viene quotidianamente inoculata da più di un anno, attendiamo dunque che la conclusione dell’inchiesta ci mostri quali elementi la Procura abbia raccolto che possano rivelarsi effettivamente utili a formulare una eventuale accusa in sede processuale.

[1] M. Soddu, “Unsub profiler e offender profiling”, Rivista di psicodinamica criminale, 2012, n. 2, https://digilander.libero.it/rivista.criminale/baccaro/rivista/2_2012.pdf

[2] Behavioral Science Unit, Unità di Scienza Comportamentale – attualmente Behavioral Analysis Unit, Unità di Analisi Comportamentale – la sezione dell’F.B.I. che si interessa, appunto, di criminal profiling e analisi criminologica.

[3] Unknown Subject, soggetto ignoto.

[4] R. Hazelwood, S.G. Michaud, Ossessioni criminali, Edizioni Mediterranee, Roma, 2009.

Tags: Chiara PoggiDelitto di Garlasco
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