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Delitto di Garlasco: secondo i Pm, Chiara Poggi uccisa da Sempio per un approccio sessuale rifiutato

Luca Marrone di Luca Marrone
2 Maggio 2026
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Pavia. Avrebbe ucciso Chiara Poggi “per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale.”

È questo lo scenario che i Pm di Pavia propone circa il movente del brutale omicidio avvenuto a Garlasco 13 agosto 2007, attribuito, secondo questa prospettiva, ad Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, attualmente indagato. Nei giorni scorsi, i Carabinieri del nucleo investigativo di Milano hanno notificato all’uomo, oggi trentottenne, un invito a presentarsi in Procura per essere sottoposto ad interrogatorio mercoledì 6 maggio, modificando il capo di imputazione da omicidio in concorso – con cui lo stesso è stato iscritto circa un anno fa nel registro degli indagati – a omicidio volontario.

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La dinamica dell’aggressione secondo la Procura

Circa la dinamica dell’aggressione, basandosi anche sulle nuove valutazioni medicolegali della dottoressa Cristina Cattaneo e sulla Bloodstain Pattern Analysis del Ris di Cagliari, i Pm ipotizzano una “iniziale colluttazione” cui sarebbero seguiti colpi “reiterati” con un “corpo contundente” [allo stato non individuato, ndr], che avrebbero fatto cadere Chiara Poggi “a terra”. Poi, Sempio, allora diciannovenne l’avrebbe trascinata “verso la porta di accesso alla cantina” e lì la giovane avrebbe tentato di “reagire mettendosi carponi”. L’aggressore, prosegue la ricostruzione dei Pm, l’avrebbe quindi colpita “nuovamente” almeno 3-4 volte, “facendole perdere i sensi”.

Lo stesso Avrebbe quindi spinto “il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina”, dove, “nonostante lei fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi”, concentrandosi in particolar modo sulla testa. Le avrebbe complessivamente causato “almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto”.

Tra le aggravanti contestate, anche quella della crudeltà per “l’efferatezza dell’azione”, il numero e l’entità delle ferite inferte.

 

La difesa di Sempio

Una ricostruzione di fatti e motivazioni, quella della Procura di Pavia, recisamente contestata dall’indagato e dai suoi legali. Andrea Sempio non riesce “a capacitarsi” anche “di questo movente sessuale” e ripete “ma se io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso sociale, non si capisce da dove deducano un movente sessuale”, dato che lui, poi, “non la frequentava, non la vedeva spesso, anzi, quando lui andava in casa, Chiara Poggi era a lavorare”.

Questo il commento dell’avvocata Angela Taccia, che assiste l’indagato con il collega Liborio Cataliotti.

I legali hanno sottolineato che si tratta comunque “di una imputazione elastica e mutevole, perché ancora nella fase delle indagini preliminari. Ed è ovviamente un’opinione di parte.” Quello che “ci ha lasciato abbastanza basiti, è il fatto che non solo è stato tolto il concorso ma quello era abbastanza prevedibile, ma è stata aggiunta pure l’aggravante della crudeltà, che era stata tolta a Stasi [il fidanzato della vittima, già condannato per il delitto e ancora impegnato a scontare la pena inflittagli, ndr]. Non si capisce come mai dopo diciannove anni, mentre le ferite rimangano quelle inevitabilmente, viene aggiunta quell’aggravante, tecnicamente non lo capiamo.”

All’inizio dell’inchiesta, nel marzo 2025, Sempio aveva ricevuto una analoga convocazione dalla Procura, cui non aveva dato seguito perché l’atto notificatogli sarebbe stato nullo in quanto privo di un requisito essenziale, ovvero l’avvertimento che, non comparendo, sarebbe stato disposto il suo accompagnamento coattivo. Ora, a ridosso della conclusione delle indagini, le condizioni sembrano diverse.

“Che Andrea Sempio andrà è una certezza perché è un obbligo di legge e io non ho mai indotto un cliente a un atto contrario alla legge, tantomeno lo farei in questo caso – afferma l’avvocato Cataliotti. “Io e l’avvocato Taccia ci siamo già confrontati e ovviamente, non avendo riscontrato vizi formali, spiegheremo al cliente che è obbligatorio andare. Gli abbiamo anche detto che saremo noi a imporgli letteralmente la scelta processuale, cioè la scelta sarà quella di rispondere o non rispondere.”

“È legittimo sia l’uno che l’altro atteggiamento”, ha spiegato Cataliotti, “sarà figlio di una strategia processuale. Come figlia di una strategia processuale è stata la scelta della Procura di invitarlo prima di chiudere le indagini e di rendere visibili a noi, quanto meno a noi, tutti gli atti.”

La revisione della condanna di Alberto Stasi

A rendere la vicenda estremamente complessa, anche la possibilità, recentemente prospettatasi, di una richiesta di revisione della condanna inflitta ad Alberto Stasi. Al fine di valutare tale possibilità alla luce degli elementi emersi nel corso dell’inchiesta su Andrea Sempio, il titolare della stessa, il Procuratore di Pavia Fabio Napoleone, ha incontrato nei giorni scorsi il Procuratore generale di Milano, Francesca Nanni.

Nodo processuale, quello della “coesistenza” tra l’eventuale processo a Sempio e l’azione di revisione in favore di Stasi che pone una serie di significative problematiche giuridiche. Abbiamo raggiunto l’avvocato Daniele Ingarrica, penalista e cassazionista del Foro di Roma, per chiedergli alcuni chiarimenti in merito.

Avvocato Ingarrica, quali sono gli elementi di prova scoperti durante le indagini su Sempio che potrebbero far vacillare la sentenza Stasi e quindi far sì che venga chiesta la revisione del processo Stasi?

“Ovviamente non ho contezza di tutte le carte di indagini della procura di Brescia ma quelli che sembrerebbero essere gli elementi più importanti sono l’impronta palmare di Sempio trovata su un muro di casa Poggi (la cosiddetta impronta 33), tracce di dna che ricondurrebbero al genotipo di Sempio trovate sotto le unghie di Chiara Poggi, l’orario della morte è stato modificato ipotizzando una finestra tra le 11.00 e le 11.30. Ora l’unico elemento possibile per ipotizzare una revisione del processo di Stasi è l’ora della morte.”

Perché solo l’orario?

“Perché l’impronta e il DNA collocano anche Sempio sulla scena del crimine ma non escludono la presenza di Stasi. Mentre era stato appurato che tra le 11.00 e le 11.30 Stasi stesse al computer e quindi non poteva stare a casa Poggi.”

Per poter iniziare un procedimento di revisione del processo Stasi, è necessario attendere la definizione del processo di Sempio?

“No, per iniziare la procedura di revisione, è necessario che dopo la condanna (in questo caso della condanna di Stasi) vengano trovati nuovi elementi di prova. È indifferente se questi nuovi elementi vengano trovati all’interno di indagini di altro procedimento. Queste fonti di prova devono essere potenzialmente idonee a ribaltare il giudizio di colpevolezza e quindi devono essere particolarmente importanti.”

Nel caso specifico, lei ritiene che aver modificato l’orario della morte possa essere un elemento idoneo per la revisione del processo di Stasi?

“È sicuramente un elemento potenzialmente idoneo e quindi andrà valutato attentamente. Quello che in linea generale le persone non sanno è che la colpevolezza di una persona non deriva da un solo elemento di prova. Ma è il risultato di una valutazione su un insieme di elementi. Sicuramente, se Stasi non poteva essere nella villetta Poggi nell’ora del decesso di Chiara, non avrà commesso lui materialmente l’omicidio, ma ciò non significa, automaticamente, che lui sia vittima di un errore giudiziario completo. Potrebbe (in via astratta) comunque aver avuto all’interno della vicenda un ruolo che magari si traduce in un concorso morale. Questo potrebbe comunque determinare una rivalutazione della pena sulla base della nuova tipologia di responsabilità penale. La vicenda è di una complessità molto elevata ed è praticamente impossibile riuscire a fornire, con le poche notizie che si hanno tramite la stampa, risposte precise.”

L’avv. Daniele Ingarrica
Tags: Chiara PoggiDelitto di Garlasco
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