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Delocalizzazione produzione in Romania e Slovacchia, alla Honeywell sciopero da 10 giorni per 420 lavoratori

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Atessa. Sono in sciopero da dieci giorni i 420 lavoratori dello stabilimento Honeywell di Atessa dove si producono turbo diesel, un fornitore di importanza strategica per altre fabbriche dell’automotive della Val di Sangro. Difendono il posto di lavoro, vista l’intenzione dell’azienda di delocalizzare la produzione, con ridimensionamento, se non chiusura, del sito abruzzese. Al presidio oggi si sono uniti sindaci, segretari di partito, parlamentari; ma la massiccia solidarietà dal territorio sta arrivando sin dall’inizio della protesta. “Dopo avere spudoratamente sfruttato tutta la filiera di incentivi e ammortizzatori sociali a disposizione, l’azienda ha pensato bene di trasferire la sede fiscale in Svizzera – dichiara il senatore M5S Gianluca Castaldi – Ora vorrebbe chiudere il sito abruzzese a favore di una delocalizzazione in Romania e Slovacchia”. Aggiunge il segretario di Rifondazione Comunista, Maurizio
Acerbo: “Alla multinazionale non sono bastati due piani di esuberi che hanno interessato 115 lavoratori e sette piani di ammortizzatori sociali, con cassa integrazione e messa in mobilità”.

“A ottobre è previsto un nuovo incontro presso il Mise – faceva sapere nei giorni scorsi il deputato Gianni Melilla, capogruppo
in commissione Bilancio di Art.1-Movimento Democratico e Progressista – Il governo deve proporre urgentemente misure di rilancio produttivo e consolidamento occupazionale”. Fim, Fiom e Uilm che hanno indetto lo sciopero insieme alla Rsa di fabbrica, chiedono all’azienda di sottoscrivere un accordo che preveda un piano industriale di rilancio e investimenti per i prossimi 5 anni, il trasferimento ad Atessa delle linee di produzione ora in Slovacchia, di fatto doppione dello stabilimento abruzzese, e un piano di rafforzamento dei livelli occupazionali con l’impegno di non procedere con licenziamenti. Il senatore del M5s ha portato la vicenda nell’aula di Palazzo Madama ricordando la storia della Honeywell: “Solo tre anni fa vi fu un accordo modello che regolò la gestione di
70 esuberi e pianificò un rilancio per l’anno successivo. Non è possibile che una multinazionale che fattura milioni di dollari e continua a sfruttare la crisi, attingendo agli ammortizzatori da oltre nove anni, possa decidere in totale libertà di abbandonare il nostro Paese”.

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