Ortona. Continuano a scaldarsi gli animi nell’accesissimo dibattito sul caso della sala Eden. Fra convegni su collaborazionisti, rivalutazioni degli assetti geopolitici euroatlantici, dialoghi fra figli d’arte del terrorismo nero e revisionismo storico sulla strategia della tensione, il caso della tre giorni “Da Fiume al dissenso”, rassegna in calendario fra 25 e 27 settembre, ha aperto un aspro dibattito ad Ortona fra revoca e lasciapassare. Il sindaco Angelo Di Nardo – a più riprese – sta rispondendo alle proteste dell’opposizione e delle organizzazioni antifasciste locali con dichiarazioni alla stampa ed interviste.
L’antefatto. Come abbiamo raccontato negli scorsi giorni, la polemica è scoppiata col j’accuse del ricercatore universitario Andrea Fiamma, professore di filosofia medievale presso l’Ateneo di Macerata, che segnalava al sindaco Di Nardo ed al vicesindaco Ciccotelli la presenza di un’iniziativa di destra estrema, definendolo «evento di propaganda putiniana». Il primo cittadino ortonese, poi, ha rilasciato dichiarazioni nette, liquidando le richieste di revoca della sala come mal indirizzate e formalmente inesatte (le procedure di prenotazione non coinvolgerebbero un giudizio politico di Di Nardo, ma la compilazione di un modulo ed il pagamento di un bollettino, a sua detta).
L’opposizione, dunque, ha richiamato l’amministrazione al dovere costituzionale di difendere i valori democratici ed antifascisti, rispondendo in un comunicato congiunto dei segretari cittadini di PD, M5S, AVS, PSI, Azione, Casa Riformista, Centro Democratico e Anpi, domandando la revoca e sperando di non dover chiedere l’applicazione della Legge Scelba.
Incalzato in un’intervista dal Centro, infine, il primo cittadino della “Stalingrado d’Italia” ha dichiarato che il limite per cui agirebbe in contrasto all’iniziativa è nel caso d’incitamento all’odio razziale, perché non pare «stiano venendo a Ortona le camicie nere con le svastiche a fare un corteo di naziskin.» Si tratterebbe, soltanto, d’un «convegno prenotato liberamente».
Quali sono, allora, gli aspetti problematici di “Da Fiume al dissenso”?
Le realtà promotrici. Non è, per l’appunto, un mero ciclo d’eventi filorusso, ma una tre giorni organizzata, probabilmente, da più teste. Sicuramente, fra queste, c’è Erminio Cetrullo, ex membro di Fratelli d’Italia, poi referente regionale di Indipendenza – partito fondato da Alemanno ed ora scioltosi in Futuro Nazionale di Vannacci – e prenditore edile noto alle cronache. Sarebbe stato condannato, stando ad un articolo della testata sulmonese Il Germe, per falso e truffa ai danni dello stato a otto mesi e 400 euro di multa, dopo esser stato scoperto a dichiarare fatture false e dipendenti inesistenti.
Poi, vi sono Sergio Saraceni ed il Centro di Studi e Ricerca Cittadella, organizzazione d’estrema destra fondata a Pescara e diffidata per uso improprio e fuorviante del logo della provincia. Si trattava del convegno “Bugie Coloniali”, ad oggi in programma per il suo secondo debutto nella rassegna “nera” dell’Eden d’Ortona. All’epoca, come riferisce il Centro, erano state chiamate due ignare associazioni per l’evento al Palazzo del governo di Pescara, che si dissociarono in seguito alla pubblicazione.
Csr Cittadella, allora, era parte attiva del comitato Remigrazione e Riconquista ─ che fra i firmatari del disegno di legge ha Casapound e Rete dei Patrioti, associazioni notoriamente neofasciste ─ e partecipava alle manifestazioni indette dall’ultradestra in Abruzzo.
Le proteste degli organizzatori. In una lettera di smentita al quotidiano Il Centro, Cetrullo rivendica – per così dire – la proprietà sulla manifestazione, affermando che «l’evento si svolgerà nel pieno rispetto del dibattito democratico e culturale» perché non si tratterebbe di una riunione chiusa, ma di «un’occasione di dialogo trasversale», senza alcuna connotazione “neofascista”. Asserzioni che lasciano alquanto dubbiosa la stampa, visto che sia sui social, sia nelle attestazioni d’adesione degli invitati che sul sito ufficiale del Csr Cittadella non viene esplicitata in alcun modo l’estraneità dell’associazione. Semmai, si lascia intendere il contrario.
Alle sue lamentele, poi, si aggiungono le affermazioni dell’ex vannacciano Fabio Filomeni, fondatore di Europa Sovrana e Indipendente, che si lancia in un’invettiva contro l’Anpi e le 7 sigle cittadine dell’opposizione per lo stralcio dei patti. Secondo il colonnello in congedo, l’atteggiamento stigmatizzante delle forze antifasciste è in palese violazione dell’articolo 21 della Costituzione: «si proclamano difensori della Costituzione e sono i primi a dimostrare di non conoscerla».
Così anche il Comitato per la sovranità popolare “Giacinto Auriti”: «l’iniziativa si colloca pienamente nel solco della democrazia e libertà d’espressione e pensiero» poiché l’intenzione della rassegna “Da Fiume al Dissenso” è di far emergere «il laboratorio di diverse posizioni e di unioni politiche» che fu Fiume sotto D’Annunzio. Eppure, altre sono discussioni in programma e che da più parti hanno sollevato un coro di “dissenso” (sic!). Appunto, quelle contro il dibattito sull’attualizzazione il pensiero dei collaborazionisti “pan-europei” o contro la presenza di noti personaggi del neofascismo italiano. Il Comitato, però, cu ciò tace. Rifiuta, invece, la «delegittimazione», dichiarando la presenza di almeno undici diverse realtà.
Qui casca l’asino. Di queste undici, almeno le più esposte, sono quasi tutte connesse fra loro, dal momento che vari sono gli incontri già avvenuti fra alcune persone invitate alla tre giorni. L’Esi di Filomeni diviene subito centrale.
L’anno scorso, Fabio Filomeni era passato in Abruzzo per una presentazione, moderata ed organizzata da Erminio Cetrullo per Indipendenza e con ospiti Francesco Di Meco del Comitato “G. Auriti” e Paola Piccone, al tempo di Insieme Liberi, ora Risveglio Umano. Il luogo dell’incontro, quella volta privato, era nella sede di KFK project Kontrofabbrika, di cui l’ultima citata par essere esponente, oltre che presentatrice di iniziative di Risveglio Umano. Spesso, poi, le pubblicazioni di Cittadella trovano spazio nel sito 2dipicche. Altrettanto, accade con Mondo multipolare ─ blog di Gerardo Rapini ─ che promuove il Comitato “G. Auriti” dal suo sito e di cui il suo autore è membro.
Le realtà, invece, non dichiaratamente legate alla cerchia più “nera”, trovano spiegazione della loro presenza per un mero fatto politico: la vicinanza ideologica su alcune battaglie e la presenza di convergenze elettorali in scorse tornate. Ad esempio, Indipendenza di Alemanno (suo vice era Simone Di Stefano, ex volto di spicco di Casapound) sostenne Democrazia Sovrana e Popolare, capeggiata all’epoca da Marco Rizzo, mentre nelle regionali marchigiane sostenne il partito «free-vax» Evoluzione della rivoluzione di Beatrice Marinelli, anch’essa presente alla rassegna, con ben due eventi.
Non una serie di tavole rotonde fra partiti opposti, né una sequela rapsodica di sigle, ma un incontro di realtà in network, con relazioni vicendevoli, a maglie larghe sì, ma con un minimo comun denominatore: l’estetica dell’alternatività e poi il complottismo.
Perciò, nel cartellone si programma la discussione del pensiero nazista di Jean Thiriart ─ collaborazionista belga e fondatore degli Amici del gran Reich tedesco ─ o di Aleksandr Dugin e del suo eurasiatismo che stette alla base del programma del Partito nazional-bolscevico oppure di Gabriele D’Annunzio con la Carta del Carnaro. Sono punti focali di un’operazione di story-telling: una storia che vuole essere narrata in questo modo, perché avvicina l’area “rossa” a quella “bruna”, andando a “indestrire” le posizioni di chi si concentra sull’antivaccinismo o ha il mito dell’URSS (nonostante Putin non sia di certo Lenin) oppure della lotta antisistema e poi giustificare la presenza di palesi apologeti del nazismo (come il detto Thiriart). Non è un caso che fra gli eventi troviamo fra i temi discussi anche Chavez, l’Iran e la Palestina.
Dietro la polemica, resta, allora, la domanda: c’è lo scontro fra libertà e censura oppure la preservazione della democrazia?



