Pettorano sul Gizio. Si aggrava il bilancio degli avvelenamenti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Dopo i casi registrati a Pescasseroli e Alfedena, nuovi episodi confermano una dinamica che si ripete da anni su scala regionale. L’associazione Salviamo l’Orso interviene con una presa di posizione netta, chiamando in causa istituzioni e opinione pubblica.
“Proseguono senza sosta i ritrovamenti di esche avvelenate e di carcasse nel PNALM e nella sua area contigua”, dichiara Salviamo l’Orso, “alla luce dei numerosi e ripetuti episodi dello stesso tenore che abbiamo rilevato e denunciato negli ultimi cinque anni, anche in collaborazione con Rewilding Apennines, riteniamo necessario superare l’indignazione e avviare una riflessione più profonda sulle cause e sulle possibili soluzioni”, prosegue l’associazione.
“Queste pratiche affondano le radici in un passato in cui le campagne di avvelenamento contro i cosiddetti ‘animali nocivi’ erano consentite fino agli anni Settanta”, ricorda Salviamo l’Orso, “oggi però lo spargimento indiscriminato di bocconi avvelenati è illegale, criminale e totalmente ingiustificato, perché colpisce indistintamente l’intero ecosistema”, sottolinea.
Nel mirino anche comportamenti irregolari nel settore zootecnico: “Gli allevatori oggi dispongono di strumenti di prevenzione e di indennizzi sempre più rapidi, ma esistono regole precise che garantiscono anche la salute pubblica”, afferma l’associazione, “chi non è in regola non può pretendere ristori e, in alcuni casi, l’indennizzo è diventato una fonte di entrata addizionale per soggetti disonesti”, aggiunge.
“Sgombriamo il campo da ogni equivoco: gli avvelenamenti non sono legati alla mancanza di indennizzi, ma rappresentano atti criminali e coordinati, volti anche a intimidire il Parco”, evidenzia Salviamo l’Orso.
Da qui una piattaforma di intervento articolata:
-“Serve tolleranza zero: controlli più stringenti e nessun indennizzo a chi non è in regola”, dichiara l’associazione.
-“Gli allevatori onesti devono essere tutelati con indennizzi equi e veloci, attraverso maggiori risorse per Parchi e Regioni”, prosegue.
-“È necessario rafforzare la vigilanza da parte degli Enti Parco e dei Carabinieri Forestali, intensificando le attività antibracconaggio”, aggiunge.
Sul fronte sociale, l’appello è diretto: “L’omertà va sconfitta: chi sa e non parla è complice”, afferma Salviamo l’Orso, che propone anche una misura concreta, “una legge regionale che vieti per almeno un anno ogni attività – pascolo, caccia, raccolta – nelle aree interessate da avvelenamenti, creando una responsabilità collettiva diffusa”, conclude.
Infine, la richiesta alle istituzioni: “Chiediamo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Comando dei Carabinieri Forestali e al presidente della Regione Marco Marsilio se intendano intervenire con decisione. La soluzione esiste: più risorse e una nuova legge regionale. Basta volerlo”, conclude Salviamo l’Orso.



