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Allerta nuova pandemia: caso di aviaria su un 41enne in Cina, situazione monitorata

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
1 Giugno 2021
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Pescara. Sale l’allerta per i casi di influenza aviaria nel mondo: dopo varie segnalazioni nell’ultimo anno in Russia, dalla Cina arriva la notizia di un primo caso umano da un nuovo ceppo che finora non era circolato, l’H10N3.

Virus pericolosi, quelli che albergano in uccelli selvatici ma anche d’allevamento, e che secondo gli esperti possono rappresentare una nuova potenziale minaccia pandemica. Per questo, vanno strettamente monitorati.

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L’ultimo allarme è scattato appunto in Cina, dove il ceppo H10N3 dell’influenza aviaria si è trasmesso per la prima volta da animale a esseri umani, infettando un uomo di 41 anni che è stato ricoverato con sintomi influenzali in ospedale il 28 aprile.

La Commissione sanitaria nazionale (Nhc) di Pechino ha però precisato che “il rischio di una diffusione su larga scala è estremamente basso”.

Il contagiato risiede nella città orientale di Zhenjiang. Non si spiegano le circostanze del contagio ma si aggiunge che l’uomo è sotto osservazione ma potrebbe essere dimesso presto.

L’ultima epidemia di influenza aviaria, causata dal ceppo H7N9, si è verificata fra il 2016 e il 2017. In totale, dal 2013 il ceppo H7N9 ha infettato 1.668 persone, provocando la morte di 616 di esse, secondo dati della Fao.

E si monitorano con cautela anche i casi di influenza aviaria verificatisi in Russia: “Nessun allarme, ma è necessaria una crescente attenzione”, ha avvertito la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). Dall’autunno 2020
in Russia sono stati infatti registrati diversi focolai di influenza aviaria e il 21 febbraio la Russia ha annunciato
di aver individuato il primo caso di trasmissione all’uomo del ceppo H5N8 altamente patogeno. Anche un
recente articolo della rivista Science riporta all’attenzione il potenziale pandemico di tali virus aviari. Questo
virus “possono rappresentare una nuova potenziale minaccia pandemica e vanno dunque strettamente
monitorati, anche se al momento la trasmissione da uomo a uomo, in grado di innescare una pandemia, è
avvenuta solo in rari casi”, sottolinea all’ANSA Massimo Andreoni, past president della Simit. L’influenza
aviaria, spiega, “è sempre stata considerata quella a maggior rischio di poter sviluppare una pandemia ed i virus
aviari sono tra i più temuti. In questi anni vari ceppi, come H5N1 e H7N9, hanno circolato formando dei
focolai epidemici in cui però la trasmissione è sostanzialmente stata quella da animale a uomo”.

Nella maggior parte dei casi non c’è stato cioè il passaggio della trasmissione da uomo a uomo, che è poi quello in grado di innescare una pandemia. Finchè infatti la malattia si limita al passaggio dall’uccello selvatico o anche
domestico all’uomo, rileva l’esperto, “la situazione è controllabile, anche se va sottolineato che il tasso di
letalità tra gli uomini per queste infezioni virali è anche arrivato al 50%, quindi ad un livello molto alto”.
Tuttavia, “se il passaggio resta da animale a uomo – chiarisce – ciò limita l’ulteriore diffondersi dell’epidemia”.
Fino ad oggi, fortunatamente, “i passaggi da uomo a uomo sono stati limitatissimi e sono documentati in
pochissimi casi sporadici. Ciò permette di dire – afferma – che questi virus non hanno ancora acquisito
l’ulteriore caratteristica della capacità di passaggio interumano, pur avendo fatto il salto di specie dall’uccello
all’uomo”. Il virus aviario H10N3 descritto ora in Cina è “un nuovo ceppo di influenza aviaria che fino ad ora
non aveva circolato e dunque va monitorato attentamente, proprio per contenerne la trasmissione e
comprenderne le caratteristiche”. In generale, conclude, “si tratta di virus pericolosi ed è cruciale mantenere il
sistema di monitoraggio stretto sugli uccelli sia selvatici sia di allevamento, andando a testarne subito la
presenza”.

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