La mostra al MAXXI L’Aquila racconta il percorso dell’artista attraverso opere che intrecciano memoria, conflitti, diritti umani e critica politica, utilizzando materiali e linguaggi molto diversi.
L’ingresso è segnato da installazioni come Camouflage Nets e un’opera LED dedicata alla guerra in Ucraina, che riflettono sul tema del conflitto e delle sue ingiustizie. Al piano principale, spicca Straight, monumento dedicato al terremoto del Sichuan del 2008, che ricorda le vittime e denuncia la fragilità delle strutture scolastiche.
Il percorso espositivo alterna distruzione e ricostruzione: frammenti di porcellana distrutti, fotografie storiche e opere provocatorie come Dropping a Han Dynasty Urn e lavori in mattoncini che sovvertono simboli e icone dell’arte occidentale. Oggetti quotidiani e materiali preziosi vengono trasformati in opere che ribaltano il loro significato, come giada, marmo e vetro.
Ampio spazio è dedicato anche ai video e alle fotografie che ripercorrono i luoghi cari all’artista quali New York e Pechino, sottolineano l’impegno militare, lasciano riflettere sulla condizione dei rifugiati e indagano sul concetto di memoria e di storia collegandoli a quello del conflitto.
Il percorso si chiude con lavori fortemente simbolici e provocatori, come F.U.C.K., prima opera dell’artista realizzata con bottoni, che sintetizza la critica dell’artista alla polarizzazione politica e sociale contemporanea.



