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Acerbo risponde alle polemiche: «Rifondazione non simpatizza per Hamas, Netanyahu sì»

Gianmarco Mereu di Gianmarco Mereu
27 Ottobre 2026
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Pescara. Le polemiche a sinistra sono sempre di casa, non serve neanche ricordarlo. Ciò che però stupisce nel dibattito odierno è il soggetto: Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. Dibattuto ─ e non poco ─ è il suo tweet dell’altro ieri, che ha fatto scattare il finimondo sui social e sulla carta stampata con la denuncia di Marattin dei Liberaldemocratici, di Calenda per i centristi di Azione e di Sensi per i riformisti del Partito Democratico. La bagarre casca a fagiolo, perché il partito ha da poco conquistato un seggio in parlamento, quello di Andrea Crisanti, eletto col PD e ora si mette servizio di Rifondazione per evitare la tagliola delle seimila firme imposta dalla nuova legge elettorale. «Me lo ha chiesto Elly» dichiarava qualche giorno fa al Foglio, il senatore. Oggi, invece, rientra nella zuffa, spezzando un’altra lancia a favore di Acerbo: «Su lui, una polemica sterile. Dovremmo batterci affinché i palestinesi possano avere elezioni libere e decidere da chi farsi rappresentare» e poi, «ben venga se vince una Hamas rinnovata, oggi è un’organizzazione terroristica».

Ma andiamo con ordine. Il 25 ottobre Acerbo, fra i primi a contestare le ricostruzioni e «dietrologie» su Youssef Siher, attivista sotto arresto accusato di istigazione al terrorismo, associa il processo imbastito contro di lui alla pellicola di Marco Bellocchio Sbatti un mostro in prima pagina. Un accostamento che non convince tutti e che porta alla replica di un utente: «Questo» scrive NathDaleir, in riferimento a Siher, «è un fiancheggiatore di Hamas che inneggiava al 7 ottobre. Gli inutili idioti italioti che lo difendono sono anch’essi fiancheggiatori di Hamas». E qui viene la risposta di Acerbo: «quindi? È vietato inneggiare ad Hamas?».

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Bismillah, c’est le ténèbres, dicono in Francia. E la furia di Marattin scatena un’ondata d’indignazione generale che percorre tutto il suolo virtuale del paese. «Fare tutto il necessario. Tutto. Pur di evitare che questi vadano al governo» intima il capo dei Liberaldemocratici. Poi, seguono a ruota politici e giornali, fra Corriere della Sera, La Stampa e per ultimo Italo Bocchino, che già da per spacciato il “campo largo”, sostituito dal “Campo Hamas”.

A queste critiche, il segretario di Rifondazione non intende dare adito ed infatti risponde subito con un altro lungo tweet per chiarire la posizione dei comunisti. «Notoriamente Rifondazione non simpatizza per Hamas, al contrario di Netanyahu che gli ha fatto arrivare miliardi per dividere i palestinesi. Vedo che Nicola Porro, Marattin, Aldo Torchiaro de Il Riformista e Il Tempo e immagino tanti altri fiancheggiatori del genocidio stanno scatenando l’ennesima polemica strumentale con cui cercano di delegittimare chi è solidale con il popolo palestinese e contrasta il governo Meloni. È talmente strumentale che basta leggere su X sul caso di Youssef Siher per accorgersi che io non inneggio ad Hamas e che pongo, da garantista quale sono, il tema che al momento il giovane pare indagato per reati di opinione».

L’intervista

«La destra polemizza» spiega Maurizio Acerbo ad AbruzzoLive, «com’è stato per Francesca Albanese perché è complice del genocidio a Gaza. Sono orgoglioso d’essere uno dei 52 firmatari della denuncia nei confronti di Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Guido Crosetto alla Corte Penale Internazionale per complicità nel genocidio in Palestina».

Un caso mediatico, secondo il rifondazionista, che serve soltanto a giustificare i posizionamenti di certa politica di destra ed avvicinamenti a questa area da parte dei centristi. «A destra, cercano di mistificare e stravolgere ciò che dice chi manifesta solidarietà al popolo palestinese, perché hanno rapporti stretti con Netanyahu. Salvini, non a caso, proprio durante le fasi più sanguinolente del genocidio, ha ricevuto addirittura un premio dall’associazione Italia-Israele per la sua difesa ed il sostegno dell’estrema destra al governo di Tel Aviv».

Sulle critiche da sinistra, invece, il giudizio è ancor più netto: «la cosa grave è che a quest’operazione sulle mie dichiarazioni non è partita da loro, che si sono soltanto aggiunti dopo, ma da alcuni parlamentari, come il dem Filippo Sensi, che viene dall’opposizione interna a Elly Schlein. Ha attaccato me, anche se in realtà cercava d’attaccare la linea unitaria della sua segretaria».

E continua, stupendosi che in molti non si siano accorti che «è stato montato un caso sul nulla». «Nessuno arresta chi è a favore di Netanyahu, che quanto a terrorismo è molto peggio di Hamas e nessuno è stato arrestato perché a favore [ma sarebbe da verificare, dato che un caso c’è, oltre Siher, ed è quello dell’imam torinese Mohamed Shahin, ndr.]. Servono dei comportamenti concreti che dimostrino un legame col terrorismo per portare al carcere. Io, in merito a queste situazioni, difendo semplicemente la libertà d’espressione» spiega il politico comunista.

Appunto sulle accuse all’attivista, rivendica una postura irreprensibile, seppur travisata. «Pare un’operazione mediatica. Ci siamo ritrovati la faccia di Youssef Siher su tutte le prime pagine dei giornali e telegiornali come se fosse Bin Laden, è una dinamica che mi ricorda Sbatti il mostro in prima pagina. Sono stato uno dei primi, se non il primo, a porre dei dubbi sulle accuse sinora emerse nei confronti di questo giovane arrestato per i fatti di Milano» spiega il segretario, ricordando l’editoriale di oggi su Repubblica a firma Manconi. Ora, infatti, anche voci più moderate stanno sollevando dubbi di garantismo sul caso.

«A posteriori» continua il ragionamento, «questa incriminazione mi pare piuttosto inconsistente, perché sembra riguardi le sue opinioni. Qualcuno mi ha contestato “così, tu inneggi ad Hamas”. La realtà è che ho soltanto ricordato che inneggiare ad Hamas non è un reato né una ragione sufficiente ad incarcerarlo». Infine, la delucidazione sulle pesanti critiche ricevute: «io ho fatto presente che inneggiare ad Hamas o come fanno altri a Netanyahu non è di per sé un reato e che le opinioni si combattono con altre opinioni, idee ed argomenti. Si può dissentire, certamente, e condannare le opinioni di questo giovane, anche se non è una ragione sufficiente per metterlo in galera».

Inneggiare ad Hamas, però, è considerata da molti detrattori una “apologia di terrorismo”. «A questo punto, vale ricordare che Nelson Mandela è stato nell’elenco dei terroristi fino a quando non è divenuto presidente del Sudafrica. Noi di Rifondazione abbiamo sostenuto il Pkk, un’organizzazione considerata terroristica dalla comunità internazionale su denuncia del governo turco. Allo stesso modo succede cogli oppositori del regime iraniano».

In effetti, questo sostegno a movimenti è ben documentato, sia dall’attivismo dell’allora deputato PRC Ramon Mantovani per portare in Italia il leader curdo Öcalan, come anche gli appelli profusi in favore di Marwan Barghouti, il «Mandela palestinese» od il sostegno alla sinistra iraniana, censurata e repressa dal regime islamico.

«Per anni abbiamo parteggiato per i curdi del PKK che adesso tutti sostengono dopo aver sconfitto l’Isis. Molte persone non ricordano che quel partito è nell’elenco delle organizzazioni terroristiche». Non è, però, il caso di Hamas, che già il 7 ottobre di quel terribile 2023 il partito comunista guidato dall’esponente pescarese dichiarava opposto alle posizioni del PRC. «Non simpatizziamo» scriveva Acerbo in una nota «per un partito religioso e reazionario come Hamas, ma va detto che non può essere qualificata come terrorismo tutta la resistenza palestinese».

Tags: maurizio acerboPalestinarifondazione comunista
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