L’Aquila. Dalle aule universitarie ai social network, passando per il dibattito politico sui giornali, la lezione dell’altro ieri del professor Franco Marinangeli, docente di Anestesiologia e Rianimazione nell’ateneo del capoluogo, ha acceso una polemica irrefrenata e, forse irrefrenabile. Tutto era partito dalla denuncia di uno studente anonimo raccolta dall’influattivista pro-Palestina Karem from Haifa, alias online di Karem Rohana. Il giovane logopedista, a sua volta, aveva trasformato l’accaduto in un j’accuse all’accademia filoisraeliana.
Dopo le richieste di chiarimento fatte da Federico Ricci per Unione dei Giovani di Sinistra, la contestazione era stata formalizzata da Sinistra Italiana dell’Aquila, che aveva trasmesso un’istanza al Rettore di Univaq, alla direttrice del dipartimento competente e all’Ordine dei Medici, chiedendo una valutazione sull’accaduto. La risposta del rettorato non si è fatta attendere. Dalla sede di Palazzo Camponeschi ieri sera era arrivato il rigetto totale delle accuse, «ricostruzione fuorviante» scrivevano dopo aver valutato l’operato del professore di medicina. «La lezione svolta dal prof. Marinangeli» hanno spiegato, poi, dagli uffici «conteneva riferimenti al progetto “Abruzzo 2020 Sanità Sicura”, un accordo di cooperazione sociosanitaria avviato tra la Regione Abruzzo e lo Stato di Israele più di dieci anni fa (e conclusosi nel 2016)». Da quell’accordo firmato dall’allora governatore Chiodi e da Netanyahu erano state attinte le foto, a detta dell’Ateneo.
Ora, però, tornano sulla bagarre gli studenti di sinistra. Link L’Aquila e Casematte rispondono alla ricostruzione dell’istituzione con un secco no e dei dubbi sulla validità dei contenuti esposti da Marinangeli in aula. «Tra le slide utilizzate» dichiarano i giovani studenti «anche delle foto di Benjamin Netanyahu in Italia, la scritta “Mai più Masada cadrà” (il celebre motto pronunciato nel giuramento ufficiale delle nuove reclute dell’IDF) e un articolo pubblicato su “Pagine Ebraiche” dal titolo “L’Italia prende esempio da Israele. Il segreto di salvare le vite”».
«A nostro avviso, questo episodio è estremamente grave» dichiarano Link L’Aquila e la rete di collettivi indipendenti aquilani ad AbruzzoLive, «benché un Professore sia libero di riportare la propria esperienza professionale sul campo, questo tipo di racconto, con simboli e slogan precisi, è ben lontano dall’essere neutrale. Veicolare la narrazione ricoprendo un ruolo importante e pubblico non è solo deontologicamente scorretto, ma è un chiaro tentativo di indottrinamento, tanto più improponibile quanto più è evidente la realtà fattuale del genocidio palestinese in corso».
«L’uso di una simbologia così vicina al sionismo in un’aula universitaria fa paura, soprattutto se a utilizzarla è una figura che ricopre un ruolo di prestigio. Lo squilibrio di potere tra studenti e docente viene utilizzato per imporre una visione confidando nel timore reverenziale e quindi nel silenzio. I luoghi del sapere e della conoscenza dovrebbero essere luoghi di libertà, contro ogni forma di discriminazione e oppressione».
In difesa del professore, invece, spuntano le dichiarazioni della lista Azione Universitaria: «Assistiamo all’ennesimo, intollerabile atto di gogna mediatica e sciacallaggio politico perpetrato dalla sinistra ai danni del mondo accademico» dichiara per gli universitari di destra Irene Di Pardo. «Siamo di fronte a un doppiopesismo grottesco: da anni la sinistra accademica tace o giubila di fronte a docenti d’area che trasformano spudoratamente le cattedre in comizi politici e tribunali ideologici contro il Premier Giorgia Meloni e il governo di centrodestra».
A dargli man forte ci pensa il parlamentare meloniano Guido Quintino Liris, che dagli scranni del Senato si lancia nella filippica in favore del professore. «Esprimo piena solidarietà al professor Franco Marinangeli, professionista di riconosciuta competenza e autorevolezza scientifica, vittima di una strumentalizzazione che considero grave e inaccettabile». Poi, l’accusa verso gli attivisti pro-Pal, «la semplice proiezione di una fotografia relativa a quell’intesa [quella fra Chiodi e Netanyahu, ndr] ha provocato una levata di scudi da parte di alcune sigle della sinistra e del mondo studentesco, con contestazioni amplificate anche sui social e sulle piattaforme filopalestinesi, fino alla presentazione di esposti all’Ordine dei medici e ai vertici universitari. La stessa Università dell’Aquila ha respinto le contestazioni, “ricostruzioni parziali e infondate”. Un passaggio significativo, che restituisce centralità alla verità dei fatti e alla libertà accademica».
«L’articolo 33 della Costituzione» prosegue il senatore «sancisce che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Le critiche a Netanyahu e all’operato dell’attuale Governo israeliano sono legittime, ma non possono essere confuse con il riconoscimento delle competenze scientifiche sviluppate in quel Paese. Non possiamo scegliere quali conoscenze trasmettere agli studenti in base alla provenienza geografica o alle convinzioni politiche. Fare tesoro dei progressi della scienza, ovunque si realizzino, è un preciso dovere formativo».
«Difendere Marinangeli» conclude, infine, la nota «significa difendere l’autonomia dell’università e la libertà della ricerca. La politica non può stabilire quali esperienze scientifiche siano degne di essere insegnate e quali debbano essere censurate. La formazione deve rispondere esclusivamente al rigore scientifico, mai agli equilibri ideologici del momento».



