Chieti. La corsa delle suppletive lascia spazio anche a temi di respiro nazionale, almeno questo è il tentativo di Danilo Ranieri. È così che spunta un convegno sul no alla moneta digitale che però ha come moderatore uno degli organizzatori del Convegno nero di Ortona, Sergio Saraceni di Centro Studi e Ricerca Cittadella, organizzazione di estrema destra fondata a Pescara ed attiva anche a Chieti.
E perché Saraceni? Perché nel network che circonda il Csr Cittadella c’è anche un’attenzione particolare verso Giacinto Auriti, economista guardiese e teorico della lotta al signoraggio bancario. nel loro “laboratorio editoriale” c’è proprio una collana dedicata allo studioso di Guardiagrele, l’Auritiana, di cui è attualmente disponibile un solo volume: Giacinto Auriti: il Professore Ribelle.
Ma torniamo all’evento di Ranieri. «Non ci fidiamo» dichiara Marco Rizzo, nella veste di frontman per il candidato alle suppletive. «Il contante deve essere messo in Costituzione, perché l’euro digitale potrebbe ad un certo punto interrompere tutte le nostre comunicazioni ed essere anche punitivo». È un discorso che risuona con le profuse attività di pubblicazione e divulgazione delle teorie di Auriti e che Ccr Cittadella (e la sua casa editrice) perorano nei loro scritti e nei loro eventi. A questo, Italia Domani aggiunge una raccolta per vincolare il contante in Costituzione.
La proposta verrà discussa nell’appuntamento di mercoledì 11 novembre, alle ore 18:00, presso il Grande Albergo Abruzzo di Chieti, in Via Asinio Herio 20. Un luogo non di poca finesse politica ed istituzionale, visto che è antistante il centro storico, ma anche “dirimpettaio” dei vecchi uffici del Genio Civile e del Tesoro nel capoluogo marrucino.
Sarà un caso, ma anche un monito agli spettatori dell’incontro titolo “Dalla terra di Giacinto Auriti, una nuova moneta per l’Italia del domani”. «Si tratta di una vera battaglia di civiltà» afferma il leader di Italia Domani. «L’introduzione della moneta digitale è un pericolo per la libertà e la democrazia. La BCE, infatti, in barba alla privacy, avrà la possibilità di effettuare su ogni cittadino dell’Unione indebiti tracciamenti di spese, limitazioni e prelievi coatti. In questa società del controllo e con una contrazione della libertà del denaro gli istituti di credito avranno anche meno soldi da prestare a famiglie ed imprese».
«La fine del contante» chiosa Rizzo, «è anche un mezzo di squallida esclusione dalla disponibilità del denaro, una discriminazione che ferisce principalmente gli anziani, tagliando via dai propri diritti una parte rilevante della popolazione molto spesso fuori dall’uso di strumenti digitali e svantaggiata nelle spese quotidiane. Dunque, la moneta è libertà. Si tratta di una questione di democrazia negata».
C’è un problema, però, a trattare di tali questioni non è soltanto Ranieri né il più noto Rizzo, ma anche Sergio Saraceni, che ha comunque trascorsi e ruggini con larga parte del mondo antifascista. Saraceni è assurto all’onore delle cronache per la gaffe di “Bugie Coloniali”, un convegno che si doveva tenere nella sala Figlia di Iorio del Palazzo del Governo di Pescara il 20 febbraio scorso e che presentava il patrocinio della provincia, nonostante non avesse autorizzazione e nello stesso luogo alla stessa ora vi fosse in programma una riunione istituzionale.
Poi, sempre lo stesso, si era prodigato nell’organizzazione del “Convegno nero” di Ortona, assieme a Erminio Cetrullo, che lo aveva ringraziato pubblicamente. In città, i due avevano portato il figlio di Clemente Graziani.
Graziani padre fu «cofondatore» del movimento politico ed «organizzazione terroristica di estrema destra Ordine Nuovo», sciolto secondo Legge Scelba per ricostituzione del partito fascista. Il figlio Rainaldo, invece, era stato già aspramente criticato per essere stato per anni «Guardia d’onore Benito Mussolini» a Predappio e fondatore di Meridiano Zero, un «movimento politico neofascista sciolto nel 1993». Infine, ha anche portato altri personaggi di peso nella scena radicale dell’ultradestra per quel convegno ortonese che trasformò la città in un ring fra antifascisti e sovranisti, ma è un’altra storia, di cui parlammo assiduamente su AbruzzoLive qualche tempo fa.
Non ultimo alla raffica di conteziosi politici, lo scandalo degli riferimenti a Corneliu Zelea Codreanu, fondatore del gruppo terroristico squadrista romeno della Guardia di Ferro e fanatico antisemita. Il «Capitano» Codreanu, che si macchiò d’indicibili nefandezze contro il popolo ebraico in Romania e che fu perpetratore degli assassini mirati contro i nemici dei suoi legionari, viene accostato ─ a detta del Centro Studi e Ricerca Cittadella ─ fra i personaggi da opporre ai «maranza» degli sciami post-17 ottobre.
E sul valore del Ccr Cittadella, nell’articolo/post, rivendicano proprio l’intenzione di rifarsi al torturatore per costruire «un luogo dove le idee diventano carne, dove i giovani smettono di inseguire maschere e iniziano a diventare uomini (come insegnava il Capitano C. Z. Codreanu)».



