Ortona. La polemica ortonese continua ad agitare gli animi ed esce dal perimetro cittadino, approdando in Parlamento. Dopo la pubblicazione della lettera dell’Anpi, è stata, infatti, depositata al Senato un’interrogazione urgente a firma Michele Fina, tesoriere ed onorevole aquilano del Partito democratico.
Chiarimenti, dunque, richiesti dalla gravità della situazione che si è andata a creare in città, dopo che il sindaco Angelo Di Nardo si è dispensato dal giudizio politico per estraneità ai procedimenti amministrativi di gestione della sala ed in virtù della libertà d’espressione.
«Non è in discussione la libertà di espressione e di riunione, che sono principi fondamentali della nostra democrazia,» dichiara il senatore sulle pagine del Centro «è invece doveroso verificare che un’iniziativa ospitata in uno spazio pubblico si svolga nel pieno rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica e che non vi siano profili incompatibili con i principi democratici e con le norme che vietano la riorganizzazione del disciolto partito fascista».
Nel frattempo, ieri sono comparsi due striscioni (uno all’ingresso della città e l’altro dinanzi alla sala Eden) che attaccano amministrazione ed organizzatori, «Di Nardo complice dei fascisti» e «I fascisti non devono parlare».
All’azione, è seguito un comunicato anonimo, poi riportato sui social da alcune realtà antifasciste abruzzesi, in primis Campetto Occupato di Giulianova. «Quest’oggi a Ortona» viene riferito dal comunicato «sono stati messi degli striscioni contro il convegno che dovrebbero tenere i fascisti in città dal 25 al 27 settembre». Gli antifascisti, dopo, motivano l’azione contro il «convegno che secondo il sindaco Di Nardo, i fascisti hanno tutto il diritto di fare. Per questo gli striscioni sono stati affissi».
Viene, in seguito, accennato ad un alterco con un passante che, stando allo scritto, ha compiuto un’intimidazione verso una degli attivisti: «mentre venivano messi gli striscioni, si fermava un signore che con toni minatori faceva foto e video ai/lle compagni/e. Ne nasceva un vivace scambio di vedute fino a quando il “signore”, riferendosi alla compagna, le diceva: “ringrazia che sei una donna…” facendo intendere quelle che erano le sue intenzioni. Niente di nuovo. Questi sono i fascisti. Ed anche per questo, non gli va dato alcuno spazio!»



