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Workshop con Tokyo per gli studenti di architettura dell’Aquila, alla XIV edizione

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L’Aquila. Portare l’università nel mondo reale e viceversa è lo scopo della facoltà di Ingegneria dell’Aquila che da 12 anni organizza un workshop per gli studenti più meritevoli, in collaborazione con l’università Shibaura di Tokyo (Giappone). “L’idea è nata nel 2000 per una serie di circostanze”, ha raccontato Romolo Continenza, docente di WCENTER 0AQUBCEQLZ -Disegno dell’Architettura II presso l’Università dell’Aquila, ” lo ‘Shibaura Institute’ in quel periodo aveva un rapporto molto stretto con il corso di ingegneria meccanica, insieme lavoravano nel campo della bio ingegneria”. Le due università, però, avevano un’altra cosa in comune: stavano cercando un modo per far fare pratica anche ai ragazzi dei corsi di architettura. “All’epoca il capo dipartimento di Architettura a Tokyo, il professor Hiromi Fuji ” ha spiegato Continenza , “aveva un problema da affrontare: come vincolare la pratica allo studio. Anche noi avevamo poche occasioni progettuali concrete su cui far lavorare i ragazzi. Il fatto è che in un anno di università gli studenti lavorano su uno, al massimo due progetti, quindi il rischio reale è che nei giovani si insinui l’idea che il tempo giusto per realizzare un progetto sia 6 mesi”. Proprio per risolvere queste problematiche si è pensato di organizzare dei workshop insieme. “Abbiamo pensato di dare l’opportunità ai ragazzi più volenterosi di confrontarsi con delle attività sul campo. L’idea era di metterli davanti a problemi veri da affrontare in un tempo circoscritto, organizzando il tutto come un verso e proprio concorso di architettura. Prevedendo, quindi, anche della sana competizione tra i diversi progetti”. Viste le difficoltà burocratiche che spesso si devono affrontare per organizzare queste cose, le due università decisero di stipulare un accordo specifico bilaterale, in cui non erano previsti passaggi di fondi tra le due istituzioni. “Quando gli studenti giapponesi vengono in Italia”, ha continuato il professore, ” sono nostri ospiti. Loro devono solo pagare il biglietto aereo e la stessa cosa è quando andiamo noi lì. Ogni anno chiediamo il supporto di qualche sponsor esterno a cui, però, non chiediamo soldi, ma solo servizi. Per esempio ci rivolgiamo spesso al Comune dell’Aquila per i biglietti dei mezzi pubblici e ai Comuni in cui lavoriamo per il soggiorno”. Il primo workshop si è tenuto nel 2001 e l’unico anno in cui non si è lavorato è stato quello del terremoto dell’Aquila. “Il tema principale del workshop è quello di costruire nel costruito. Quindi gli studenti devono imparare a lavorare all’interno di contesti già strutturati. La difficoltà è proprio lì, i ragazzi devono proporre un progetto in un contesto reale dove si deve tener conto degli aspetti fisici, lavorativi, culturali oltre al modo in cui le persone del posto percepiscono lo spazio in cui vivono”. Il workshop di quest’anno si è concentrato sull’area di Collearmele, un comune in provincia dell’Aquila che aveva subito enormi danni per il terremoto della Marsica nel 1915 a tal punto che una parte dell’area, la parte sul colle, non è mai stata ricostruita, né reintegrata. “Quando scegliamo il tema”, ha spiegato Continenza, “diamo le informazioni sulla zona ai ragazzi, in modo che possano iniziare a capire i problemi principali da affrontare. Quest’anno abbiamo fatto un grande lavoro anche perché il terremoto del 1915 è comunque un evento lontano, a tal punto che si era persa completamente memoria di quello che era il paese prima, per questo abbiamo fatto una ricerca per recuperare la memoria storica della zona”. “Durante questi workshop non vogliamo comunque tarpare la fantasia dei nostri giovani studenti, per questo motivo non ci soffermiamo troppo sulla reale fattibilità, né tanto meno diamo limiti di spesa per questi progetti ideali. Il nostro obiettivo è quello di aprire un dibattito sulle aree su cui ci concentriamo. Inoltre”, ha spiegato Continenza, “vogliamo dare la possibilità a questi ragazzi di lavorare in gruppo e soprattutto in un gruppo internazionale in cui sono importanti le conoscenze linguistiche e la capacità di confrontarsi con culture e modi di affrontare il lavoro diversi”. Il workshop di quest’anno si è concluso il 21 marzo con una presentazione dei progetti ideati dai ragazzi. “Ci sono stati progetti realizzabili e progetti che si avvicinano più al sogno che alla realtà”, ha concluso il professore, ” Ma credo che anche i bei sogni abbiano una loro legittimità. Ci sono alcuni studenti che usano l’università come un luogo in cui si fabbricano diplomi, per noi l’università è un luogo in cui si formano competenze, per questo ci dedichiamo e spingiamo gli studenti a queste attività”.

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