L’Aquila. Il futuro della RSA Villa Dorotea di Scoppito torna a essere motivo di forte preoccupazione. Dopo anni di difficoltà gestionali, stipendi non pagati, cambi di gestione e commissariamenti, sulla struttura si profila ora il rischio di trasferimento degli ospiti e di perdita dei posti di lavoro. Una prospettiva che spinge la CGIL L’Aquila e la FP CGIL L’Aquila a lanciare un nuovo appello alle istituzioni e alla politica, annunciando la possibilità di iniziative di mobilitazione qualora non arrivino risposte concrete e immediate.
Al centro della vicenda ci sarebbe una procedura avviata dalla ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, su richiesta riconducibile al Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo, per raccogliere la disponibilità delle strutture del territorio ad accogliere gli ospiti attualmente ricoverati a Villa Dorotea, in vista di una loro eventuale riallocazione.
Una notizia che riaccende le preoccupazioni sul destino di una realtà considerata importante per il sistema sanitario provinciale, sia per l’assistenza agli anziani sia per il collegamento con le esigenze dell’ospedale aquilano.
«Quella di Villa Dorotea è una vertenza che va avanti da anni e che, fino a oggi, ha visto pagare le conseguenze soprattutto alle lavoratrici e ai lavoratori», dichiarano Francesco Marrelli, segretario generale della CGIL L’Aquila, e Anthony Pasqualone, segretario generale della FP CGIL L’Aquila. «Nonostante le enormi difficoltà, il personale ha continuato a garantire agli ospiti l’assistenza necessaria, con professionalità, dedizione e umanità».
Il nodo della struttura e il rischio trasferimento
La situazione si sarebbe aggravata dopo che la Cooperativa San Rocco, sottoposta a commissariamento ministeriale, ha affidato in affitto il ramo d’azienda relativo alla RSA alla società T&P Srl, con l’obiettivo di garantire la continuità delle attività.
La struttura, tuttavia, è ospitata in un immobile di proprietà della società Gardenia III, che avrebbe disdetto il precedente contratto di locazione per inadempimento, dichiarando di non essere più intenzionata a stipulare nuovi accordi di affitto con alcuna azienda. Una circostanza che, secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, rischia di impedire la prosecuzione del servizio assistenziale nell’attuale sede.
Da qui il timore di un trasferimento degli anziani e delle conseguenze occupazionali per tutto il personale in servizio.
«Non possiamo accettare che una vicenda gestionale e immobiliare finisca per compromettere il diritto alle cure degli ospiti e il futuro occupazionale di chi, in questi anni, ha continuato a lavorare in condizioni difficili», sottolineano Marrelli e Pasqualone. «Non può esserci una soluzione che scarichi ancora una volta sui pazienti, sulle loro famiglie e sui dipendenti il peso di una situazione che deve essere risolta dalle istituzioni e dai soggetti coinvolti».
«Gli anziani non possono essere sradicati dal loro territorio»
Per i sindacati, il problema non riguarda soltanto il destino di un edificio, ma la tenuta di un servizio assistenziale fondamentale per la comunità aquilana. Gli ospiti di Villa Dorotea sono persone anziane, spesso affette da patologie croniche e pluripatologie, che hanno costruito nel tempo rapporti di fiducia con gli operatori e con l’ambiente in cui ricevono assistenza.
Un trasferimento lontano dal territorio di appartenenza rischierebbe di incidere sulla loro quotidianità, sui rapporti con i familiari e sulla continuità delle cure.
«È inaccettabile pensare che persone fragili, in età avanzata e con importanti problemi di salute, possano essere trasferite lontano dalle proprie famiglie e dal contesto in cui hanno vissuto finora», affermano i rappresentanti sindacali. «Gli ospiti e i lavoratori sono legati da un rapporto costruito nel tempo, fatto di cura, conoscenza e fiducia. Disperdere questo patrimonio significherebbe arrecare un danno grave alle persone assistite e alle loro famiglie».
La posta in gioco riguarda anche l’offerta sanitaria della provincia. Villa Dorotea dispone di circa 60 posti letto, di cui 48 accreditati. La perdita della struttura, avvertono CGIL e FP CGIL, impoverirebbe ulteriormente un territorio che necessita di posti nelle residenze sanitarie assistenziali e che deve poter contare su una rete di servizi adeguata ai bisogni della popolazione anziana.
La richiesta: una soluzione nell’Aquilano e la salvaguardia dei posti di lavoro
La posizione delle organizzazioni sindacali è netta: la soluzione deve garantire la permanenza delle attività nel territorio aquilano, anche attraverso l’individuazione di una sede alternativa nel Comune dell’Aquila o nei Comuni limitrofi, salvaguardando la continuità assistenziale e tutti i livelli occupazionali e salariali.
«Non chiediamo soluzioni temporanee che si limitino a spostare il problema altrove. Chiediamo di individuare una strada concreta che consenta di mantenere la RSA sul territorio, tutelare gli ospiti e garantire la continuità lavorativa di tutto il personale», dichiarano Marrelli e Pasqualone. «La continuità assistenziale, la tutela dei posti di lavoro e la dignità delle persone devono procedere insieme. Non sono obiettivi alternativi, ma diritti da difendere contemporaneamente».
L’appello è rivolto alla Regione Abruzzo, alla ASL e a tutte le istituzioni competenti, chiamate a intervenire con urgenza per costruire una soluzione condivisa tra i soggetti coinvolti.
«Serve una comunità d’intenti che superi contrapposizioni e responsabilità rimaste irrisolte per troppo tempo. Il territorio non può permettersi di perdere una struttura così importante, né può accettare che decine di lavoratrici e lavoratori si ritrovino senza certezze sul proprio futuro», aggiungono i due segretari generali.
«Senza risposte, pronti alla mobilitazione»
La conclusione del documento sindacale è un avvertimento chiaro: in assenza di garanzie certe e tempestive, la CGIL L’Aquila e la FP CGIL L’Aquila sono pronte a mettere in campo ogni iniziativa utile, compresa la mobilitazione.
«Chiediamo alla politica e alle istituzioni un intervento responsabile e immediato. Non è più il tempo di rinviare o di lasciare lavoratori, ospiti e famiglie nell’incertezza», concludono Marrelli e Pasqualone. «Se non arriveranno risposte certe e immediate, attiveremo ogni iniziativa utile, anche di mobilitazione e di lotta, per difendere il diritto alle cure, il diritto al lavoro e la dignità del personale e delle persone malate».
Il futuro di Villa Dorotea resta dunque legato alla capacità delle istituzioni e dei soggetti coinvolti di individuare in tempi rapidi una soluzione che eviti la dispersione del servizio e tuteli chi, da anni, ne garantisce il funzionamento. Per i sindacati, il punto fermo è uno: la crisi della RSA non può essere risolta facendo pagare il conto agli anziani e ai lavoratori.



