VASTO CH – I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Chieti e del NORM della Compagnia di Vasto nelle prime ore del mattino hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano di 63 anni, responsabile di una comunità educante per il recupero e l’inserimento di persone in uscita dal sistema carcerario operante nel Comune di Vasto (CH), per i reati di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, concussione e falsità ideologica e gravi violazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’indagine avviata sotto la direzione dalla Procura della Repubblica di Vasto – ha permesso di far luce sulle condotte criminose attuate dagli indagati attraverso l’utilizzo di una Società Cooperativa, ove i soggetti della comunità venivano impiegati per prestare la propria attività lavorativa.
Tra gli indagati figurano componenti del Consiglio di amministrazione della cooperativa Sociale, professionisti e consulenti che a vario titolo hanno posto in essere le condotte criminose emerse nel corso dell’attività d’indagine.
Le attività investigative hanno permesso di accertare come l’arrestato, avvalendosi della propria posizione di responsabile della comunità e della disponibilità degli “ospiti” accolti, aveva organizzato una vera e propria attività lavorativa, attraverso la società cooperativa, impiegando in maniera sistematica numerosi soggetti della comunità in lavori agricoli, edili, di facchinaggio, trasporto, manutenzione e allestimento di strutture.
Secondo l’accusa, l’indagato avrebbe:
- Tentato di costringere un ospite della struttura, destinato alloggiare in esecuzione di un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, a corrispondere una somma di denaro per poter soggiornare.
- Ottenuto denaro in cambio del soggiorno presso la struttura da parte di un soggetto già sottoposto al regime degli arresti domiciliari.
- Condotto un’intermediazione illecita con sfruttamento del lavoro, in concorso con altri due impiegati di una cooperativa sociale molisana (indagati a piede libero), impiegando 18 ospiti della comunità con una retribuzione incongrua rispetto alla qualità e quantità del lavoro prestato.
- Impiegato 5 ex detenuti in lavori pesanti senza alcuna retribuzione – per i quali la cooperativa riceveva pagamenti dai committenti – imponendo tale attività come condizione necessaria per la permanenza nella struttura.
- Commesso falsità materiale da privato in atto pubblico, in concorso con un consulente del lavoro, per aver creato false attestazioni di frequenza di corsi di formazione per i lavoratori della cooperativa molisana.
- Commesso falsità ideologica in concorso con un medico del lavoro, con condotta continuata, per aver attestato falsamente l’idoneità a specifiche mansioni di alcuni dipendenti della cooperativa.
- Violato, unitamente a un altro responsabile della cooperativa molisana, le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro presso un cantiere pubblico vastese, omettendo inoltre l’adozione del documento di valutazione dei rischi (DVR).
La particolare condizione di vulnerabilità degli ospiti, alcuni dei quali sottoposti a provvedimenti restrittivi e dipendenti dalla comunità per la prosecuzione del percorso terapeutico e abitativo, unitamente all’assenza di regolare inquadramento, alla mancata corresponsione delle retribuzioni e alla carenza delle tutele previste dalla normativa, veniva ritenuta rilevante ai fini dell’ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro prevista dall’art. 603-bis del codice penale, oltre ai reati di concussione, falsità materiale e gravi violazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.



