Pescara. A Pescara il saluto fascista torna in piazza. Nessuna tolleranza per chi calpesta la Costituzione. Le immagini diffuse nelle ultime ore dal comizio di Roberto Vannacci a Pescara mostrano alcuni partecipanti che, con il braccio teso, eseguono il saluto fascista e scandiscono slogan identitari. È un fatto gravissimo che non può essere minimizzato né derubricato a semplice folklore.
Il fascismo non è un’opinione. È la dittatura che ha cancellato la democrazia, perseguitato gli oppositori politici, soppresso i diritti dei lavoratori, promulgato le leggi razziali e trascinato l’Italia nella tragedia della guerra. Chi oggi ripropone simboli, gesti e richiami a quella stagione tenta di riscrivere la storia e di rendere accettabile ciò che la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, ha definitivamente condannato. Il PCI Abruzzo denuncia con forza ogni rigurgito neofascista e richiama tutte le istituzioni democratiche a vigilare affinché episodi di questo tipo non vengano sottovalutati. L’antifascismo non è una bandiera di parte: è il fondamento della Repubblica italiana.
Chiediamo inoltre che tutte le forze politiche prendano una posizione chiara e inequivocabile di condanna. Di fronte al fascismo non esistono zone grigie, distinguo o ambiguità. Il silenzio non è neutralità: rischia di diventare complicità politica e culturale. In un Paese in cui crescono le disuguaglianze sociali, il lavoro è sempre più precario e milioni di cittadini faticano ad arrivare alla fine del mese, qualcuno prova ancora una volta a indicare nemici immaginari invece dei veri responsabili delle ingiustizie. È una strategia antica, già vista nella storia del Novecento, che il nostro Paese non può permettersi di rivivere. Il PCI Abruzzo continuerà a battersi, nelle piazze e nelle istituzioni, per difendere la Costituzione, la democrazia, i diritti sociali e il valore dell’antifascismo, affinché mai più trovino spazio l’odio, il razzismo e l’autoritarismo. Il fascismo è stato sconfitto dalla Resistenza. Chi ama la democrazia ha il dovere di impedire che venga anche solo normalizzato.



