
Pescara. La vaccinazione contro il vaiolo delle scimmie è “un’arma cruciale, che potrebbe permettere di interrompere la circolazione di questo virus, ma il numero di dosi al momento destinato all’Italia e pari a poco più di 5mila è probabilmente insufficiente considerando che vanno fatte 2 somministrazioni”. Lo afferma all’ANSA Massimo Andreoni, professore ordinario di malattie Infettive all’Università di Roma Tor Vergata, avvertendo circa la necessità di “essere pronti a sollecitare le previste ulteriori dosi dall’Europa e allargare l’utilizzo del vaccino anche ad altre regioni italiane oltre alle quattro al momento indicate”.
“È vero – spiega infatti Andreoni – che i casi in Italia sono stati poco più di 500 e quindi si tratta di una epidemia modesta, ma è anche vero che ormai questa malattia si sta propagando da diverse settimane e non sembra rallentare; quindi un intervento è opportuno per impedire che si propaghi ulteriormente”.
L’infezione comunque, rileva, “è limitata al momento ad alcune categorie specifiche a rischio e sembra non interessare la popolazione generale, dove i casi sono pochissimi”.
Diversa la situazione in Africa, dove il virus del vaiolo delle scimmie “è endemico ed è molto più complicato attuare campagne di vaccinazione, ma in Europa una
vaccinazione abbastanza disseminata sul territorio potrebbe invece portare ad interrompere in modo definitivo la diffusione e la circolazione del virus. Se riusciamo cioè a prevenire l’infezione da persona a persona – conclude Andreoni – impediamo che il virus continui a circolare”.


