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Un fascio di luce illumina L’Aquila nel ricordo delle vittime del sisma. L’omaggio del poeta Petricca

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L’Aquila. Tante le celebrazioni nel capoluogo in occasione del 12esimo anniversario del sisma che colpì – in quella ferale, funesta e nefasta notte, la più buia della recente storia aquilana – il cuore dell’Abruzzo e l’intera Italia centrale. Molte le testimonianze, alcune molto toccanti. Tra queste spicca il ricordo del giovane musicista e scrittore di origini paganichesi, Andrea Petricca, già vincitore di numerosi premi in concorsi internazionali e nazionali di poesia e letteratura: “La città accende la sua luce. Dodici anni come le dodici stanze di Ezio Bosso. Un’infinita luce di resurrezione che unisce la vita e la morte, il cielo e la terra. Una linea celeste, un’anima visibile, il respiro di angeli che risuona nell’eco di lontani rintocchi. Un grido di luce che trafigge il tempo e la notte. In quella colonna celeste, che si sprigiona dalla chiesa delle Anime Sante dell’Aquila e che si innalza su Paganica, vedo l’ombra di dodici anni della mia vita e della mia città”, ha raccontato il talentuoso e brillante poeta, “sento la musica che ho iniziato a studiare e ad amare appena dopo il terremoto del 2009, quando avevo nove anni. Ripongo la memoria e la speranza che ardono nella fiamma di una candela sospinta dal vento, ascolto la storia universale dell’antica Aquila custodita dalle stelle. Dal 2009 ad oggi il mio studio, i progetti culturali, i concerti, le battaglie intraprese, i libri scritti e il sacrificio vissuto sono stati sempre volti a onorare umilmente e concretamente la memoria delle 309 vittime del terremoto del 2009. L’antico motto aquilano ‘labor et probitas’ e l’attuale ‘immota manet’ risuonano nel silenzio di quel fascio di luce blu, sorto come un raro fiore nel deserto della pandemia. I colori aquilani, il bianco come la purezza, il rosso come la passione, il nero come il lutto e il verde come la speranza iniziano a illuminare le tenebre. L’Aquila risorgerà anche stanotte e tutti noi risorgeremo con la nostra città”. Petricca conclude il suo commovente intervento citando, in ultimo, Eugenio Montale: “Ho tanta fede che mi brucia. Certo, chi mi vedrà dirà… è un uomo di cenere senz’accorgersi ch’era una rinascita”.

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