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Tutti pazzi per “Ijju Cerijje” di Rocca di Cambio, quando una sagra diventa identità di un territorio

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Rocca di Cambio. Da giorni stanno preparando tutto, senza lasciare nulla al caso. Perché la voglia di tornare a stare insieme, dopo la pandemia, dopo i tanti sacrifici per la ripartenza dopo il terremoto, ora la ferma intenzione è quella di tornare a sorridere e soprattutto di far conoscere a quante più persone possibili il piccolo Comune abruzzese, il più alto dell’Appennino: Rocca di Cambio.

“Senza i nostri uomini saremmo persi”, ha scritto la Pro loco di Rocca di Cambio sulla popolatissima pagina Facebook, punto di riferimento di tutti i turisti che visitano ogni anno l’Altopiano delle Rocche. “Sono così forzuti perchè sono cresciuti con pecora e genziana”, scherzano sulla pagina social della Pro loco, in cui giorni fa sono state pubblicate le immagini degli uomini del paese, di ogni età, mentre montano panche e attrezzature per accogliere le migliaia di persone che arriveranno anche stasera e domani per gustare i deliziosi arrosticini, che fanno impazzire proprio tutti: grandi e piccoli.

Giovani e meno giovani, tutti insieme, ancora una volta, per il territorio, per il paese custodito dal roccioso Monte Cagno, amato dagli sciatori di Campo Felice ma anche da tanti visitatori che ogni anno lo scelgono per “l’aria buona” e i piatti tipici, oltre che per camminare e fare attività all’aria aperta.

La sagra di Rocca di Cambio, giunta alla sua 21esima edizione si riconferma un successo: con gli anni è diventata espressione dell’identità di un territorio.

Il fotoracconto della prima serata

 

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