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Tutti i bambini stranieri in un’unica classe, scoppia la protesta delle mamme. Il preside: “Sono nati in Italia”

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Trasacco. Sono stati iscritti quasi tutti nella stessa classe. Si tratta di bambini di origini straniere e il caso ha suscitato polemiche  alla scuola elementare dell’istituto comprensivo di Trasacco da parte dei genitori. Il dirigente scolastico Massimo Pizzardi ha però  spiegato  che sono tutti bambini italiani, nati in Italia e cresciuti in Italia e che ciò si è verificato perché  sono finiti nella classe che non fa il tempo prolungato dato che non possiamo costringerli a scegliere un percorso che non vogliono fare o che non possono fare per questioni di costi mensa.

Secondo alcuni genitori, il preside ha collocato i bambini stranieri quasi esclusivamente nella classe IA. La spiegazione del dirigente, secondo cui quei bambini non hanno scelto l’opzione delle 40 ore settimanali, non ha convinto le mamme che chiedono e rivendicano un’ottica di “maggiore integrazione”. “Quindi”, protestano, “classi con equità sociale per sesso, etnia, cultura sono impossibili a Trasacco per il secondo anno.

I nostri figli saranno considerati? Il preside, che mira ad avere più classi possibili con 40 ore settimanali, saprà sicuramente che la mensa non può superare un determinato numero di pasti e che nella scuola primaria non esistono strutture adatte a mantenere i bambini 8 ore al giorno a scuola. Infatti”, continuano i genitori, “mancano le aule di informatica, i laboratori, la palestra è negli scantinati e questo è quello che sappiamo”.

La classe  IA, composta da 21 bambini, è la più numerosa delle altre, con 9 bambini di origini straniere, quattro gemelli e un disabile. Un’altra contestazione dei genitori riguarda il diniego del preside alla richiesta dei genitori di effettuare 27 ore settimanali e della possibilità di effettuarne 30 con un rientro pomeridiano a settimana. Secondo i genitori sono soluzioni sicuramente migliori rispetto a quella di “tenere i bambini di 6 anni sui banchi di scuola delle 13.15 alle 14.15.

I bambini“, sostengono i genitori, “didatticamente nell’ultima ora non apprendono e inoltre hanno un’educazione alimentare sbagliata perché pranzano tutti i giorni dopo le 14.30. Ci chiediamo perché penalizzare così tanto i bambini? Chiediamo aiuto alle istituzioni, al sindaco Cesidio Lobene e a chi di competenza. Tutti i bambini hanno lo stesso diritto tra cui quello di pranzare in orari “normali ” evitando che pranzo e merenda sì accavallino visto che anche le insegnanti ripetono che i bambini apprendono poco e niente dopo le 13″.

Il preside Massimo Pizzardi su queste posizioni  ha delle spiegazioni e delle posizioni diverse. Al Centro ha dichiarato che “sono quasi tutti bambini nati ad Avezzano e che hanno vissuto sempre a Trasacco. Sono bambini a tutti gli effetti italiani che a 18 anni prenderanno la cittadinanza italiana. Non hanno scelto per questioni economiche il tempo prolungato perché la mensa costa e quindi vanno automaticamente nella sezione A. Si vogliono creare polemiche sterili per far pensare che Trasacco è un paese razzista ma non lo è, anzi, tutt’altro. Tutti quelli che potevano permettersi il tempo prolungato sono andati difatti nelle atre sezioni”.

Sulla questione delle ore settimanali il dirigente ha chiarito che “6-7 genitori volevano ridurre da 30 a 27 ore”. La maggioranza ha scelto 30. “Ma il regolamento d’istituto”, evidenzia il preside, “prevede che se non ci sono i termini di almeno 15 alunni per poter creare una classe, la classe non si crea, e quindi sono passati alle 30 ore. C’è chi si può permettere di non portare i figli a scuola e attività alternative e lezioni private. E’ giusto che sia così, ma ciò deve restare fuori dalla scuola pubblica che invece deve dare a tutti lo stesso servizio e cercare di dare il massimo servizio. Mi sarebbe piaciuto poter fornire a tutte le sezioni il tempo prolungato”, conclude, “purtroppo però la normativa prevede che una classe sia a tempo normale per andare incontro a chi non si può permettere la mensa. A questo dovrebbero supplire le istituzioni pagando la mensa a chi non può permetterselo”.

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