L’Aquila. La CGIL dell’Aquila contesta con forza gli aumenti tariffari annunciati da TUA per la tratta L’Aquila-Roma, in vigore dal prossimo 1° novembre, e chiede il ritorno del collegamento al regime di contribuzione pubblica del Trasporto pubblico locale (TPL). Una misura che, secondo il sindacato, rischia di pesare in maniera significativa sui bilanci di lavoratrici, lavoratori, studentesse e studenti che ogni giorno si spostano verso la Capitale.
Nel mirino della CGIL ci sono i rincari comunicati dall’azienda attraverso un avviso del 13 ottobre. L’abbonamento mensile passerà da 160 a 195 euro, con un aumento di 35 euro, pari a circa il 22%, mentre quello settimanale salirà da 50 a 65 euro, con un incremento del 30%.
«Esprimiamo profonda contrarietà e forte preoccupazione di fronte a una decisione che colpisce direttamente le categorie più vulnerabili e fidelizzate, ovvero le lavoratrici, i lavoratori e gli studenti pendolari», dichiarano Francesco Marrelli, segretario generale della CGIL L’Aquila, e Domenico Fontana, segretario della CGIL L’Aquila.
«Definire questi aumenti un semplice adeguamento per far fronte al caro carburante è inaccettabile. Siamo di fronte a una vera e propria tassa sulla mobilità, che ricade interamente su persone che non hanno alternative e devono raggiungere quotidianamente Roma per motivi di lavoro, studio e cura».
«La tratta deve tornare nel regime di TPL»
Per la CGIL, la questione non riguarda soltanto il costo dei biglietti, ma la natura stessa del collegamento tra L’Aquila e Roma, attualmente gestito da TUA come servizio commerciale a mercato.
«In assenza di un collegamento ferroviario diretto, il trasporto su gomma rappresenta l’unica opzione concreta per raggiungere la Capitale. Per questo non può essere trattato come un servizio commerciale sottoposto esclusivamente alle logiche del mercato: deve essere riconosciuto come un servizio pubblico essenziale, con tariffe accessibili e adeguate tutele sociali», sottolineano Marrelli e Fontana.
Da qui la richiesta di reinserire la tratta nel sistema di contribuzione pubblica del Trasporto pubblico locale, affinché il diritto alla mobilità delle aree interne sia garantito e non dipenda dalla capacità economica dei singoli utenti.
«Non si possono annunciare investimenti da cinque milioni di euro per il rinnovo della flotta e, allo stesso tempo, chiedere ai pendolari di sostenere aumenti così pesanti, senza garantire un numero di corse adeguato alla domanda. Le vetture sono spesso sovraffollate nelle ore di punta e il rischio concreto è che qualcuno resti a terra», evidenzia il sindacato.
Nel mirino anche i subaffidamenti
La CGIL solleva inoltre il problema dei subaffidamenti, che, secondo l’organizzazione sindacale, avrebbero contribuito a ridurre la gestione diretta pubblica e a frammentare il servizio sul territorio provinciale.
«È inaccettabile un modello che impoverisce i servizi territoriali e scarica i costi sui cittadini, mentre la qualità del servizio e le condizioni di lavoro rischiano di passare in secondo piano. Bisogna fermare la logica dei subaffidamenti speculativi e riportare al centro una gestione pubblica capace di garantire efficienza, continuità del servizio e lavoro dignitoso», affermano Marrelli e Fontana.
Secondo la CGIL, gli aumenti rischiano di aggravare ulteriormente le difficoltà di chi ha scelto di continuare a vivere nel territorio aquilano pur lavorando o studiando a Roma.
«I pendolari non viaggiano per piacere, ma affrontano sacrifici quotidiani per conciliare lavoro, studio e vita familiare. Chi sceglie di restare nelle nostre comunità, pur dovendo raggiungere la Capitale, compie una scelta importante anche per contrastare lo spopolamento delle aree interne. Se aumentano le tariffe e non crescono le corse, l’alternativa rischia di diventare quella di utilizzare l’auto privata o, nei casi più difficili, trasferirsi stabilmente a Roma».
La richiesta di un’audizione in Regione
Alla luce della situazione, la CGIL chiede a TUA e alla Regione Abruzzo la sospensione immediata degli aumenti previsti dal 1° novembre, il ritorno della tratta L’Aquila-Roma al regime di contribuzione pubblica del TPL, lo stop ai subaffidamenti ritenuti penalizzanti e un piano straordinario per potenziare le corse ed eliminare il sovraffollamento.
Il sindacato ritiene inoltre necessaria la convocazione di un’audizione presso la Commissione Vigilanza del Consiglio regionale dell’Abruzzo, per aprire un confronto istituzionale che coinvolga anche le rappresentanze dei pendolari.
«Chiediamo che la Regione si assuma le proprie responsabilità e intervenga per garantire un servizio accessibile, efficiente e adeguato alle esigenze del territorio. Il diritto alla mobilità è strettamente legato al diritto allo studio, al lavoro e all’accesso alle cure: non può essere subordinato alle sole logiche economiche», concludono Marrelli e Fontana.
La posizione della CGIL è netta: il trasporto pubblico deve rimanere un servizio sociale garantito, accessibile e sostenibile. In assenza di risposte concrete da parte di TUA e della Regione Abruzzo, il sindacato annuncia che metterà in campo tutte le iniziative di mobilitazione necessarie a tutela dei pendolari, dei lavoratori e degli studenti.



