L’Aquila. Un atto d’accusa durissimo, che trasforma una seduta tecnica in un grido di dolore sociale: l’audizione dei vertici di TUA e dei rappresentanti dei territori, svoltasi questa mattina in Commissione Vigilanza, ha squarciato il velo sulla gestione del trasporto pubblico abruzzese. Documenti alla mano, sindaci dei piccoli comuni e sigle sindacali hanno denunciato quello che definiscono il “colpo di grazia” alle aree interne: una privatizzazione strisciante che sta condannando la montagna al declino.
Mentre i vertici aziendali parlano di “efficientamento”, la realtà raccontata dai sindaci è fatta di territori svenduti, dove le linee meno redditizie vengono cedute a vettori esterni, causando un crollo verticale della qualità del servizio, della manutenzione dei mezzi e della sicurezza per passeggeri e operatori. Dalle loro parole emerge quindi la strategia della società unica di trasporti che, avallata dalla Regione, si basa sul sistema delle subconcessioni ai privati in tutta la sua criticità.
”Il trasporto pubblico nelle zone disagiate non può essere valutato solo con la calcolatrice dei profitti,” è emerso con forza durante l’audizione. “Deve essere lo strumento che garantisce l’accesso ai servizi essenziali — ospedali, scuole, uffici — nei grandi centri urbani. Invece, chi sceglie di restare nelle aree interne, i cosiddetti “resistenti”, si trova davanti a un paradosso inaccettabile: da un lato si parla di resilienza e lotta allo spopolamento, dall’altro si offrono servizi indecenti”.
”Il peso economico per queste famiglie è insostenibile: nonostante le promesse di tariffe agevolate, il costo degli abbonamenti incide pesantemente su stipendi già erosi dal carovita, per un servizio che spesso non garantisce nemmeno le coincidenze minime.”- è stato evidenziato- “In un mondo che punta alla transizione ecologica e alla gratuità dei mezzi per incentivare la mobilità sostenibile, l’Abruzzo montano va in direzione opposta: si paga caro per un servizio inadeguato, costringendo spesso i cittadini all’obbligo del mezzo privato o, peggio, alla fuga definitiva verso la costa”.
Anche i sindacati hanno alzato il tono, mostrando come la “mano passata ai privati” stia frammentando i diritti degli autisti e precarizzando il lavoro, con mezzi spesso obsoleti e inadatti alle pendenze e alle criticità meteorologiche della nostra montagna.
Per il capogruppo di AVS Monaco, la Commissione di Vigilanza ha oggi certificato uno stato di abbandono che non è più tollerabile. La richiesta che sale dai territori è univoca: “fermare immediatamente la cessione di linee ai privati, investire massicciamente nel rinnovo del parco mezzi dedicato alle aree interne e abbattere radicalmente le tariffe per chi vive in comuni svantaggiati”.
“Se il trasporto pubblico smette di essere “pubblico” proprio dove ce n’è più bisogno, la politica ha fallito la sua missione. L’Abruzzo non può permettersi una regione a due velocità: la montagna non è un ramo secco da potare, ma il cuore pulsante che questa gestione sta portando all’infarto” è stato dichiarato in conclusione.



