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Tornano le stelle internazionali al Pescara Jazz: prima mondiale del duo Rava-Hersch

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Pescara. Dopo la straordinaria partenza con l’esordio sulle note di Verdi e Puccini di Cinzia Tedesco e la presentazione in anteprima al pubblico dell’ultimo lavoro artistico – M.E.N – del clarinettista Nico Gori, il Pescara Jazz, festival organizzato e promosso dall’Ente Manifestazioni Pescaresi e sotto la direzione artistica del Maestro Angelo Valori, torna a splendere con il ritorno degli artisti internazionali.

Venerdì 9 luglio, prima delle stelle internazionali, al Marina di Pescara sarà la volta del Christian Mascetta Trio, che con il giovane chitarrista Christian Mascetta, astro nascente diplomato al conservatorio di Pescara, presenterà il suo ultimo lavoro musicale appena uscito, “Entropia”, incantando il pubblico con le composizioni realizzate insieme al bassista Pietro Pancella e al batterista Michele Santoleri,

“Il Pescara Jazz ospita artisti internazionali e grandi talenti locali. Il trio di Christian Mascetta esprime il meglio che la musica nostrana può offrire – commenta il Vicepresidente dell’EMP Simone D’Angelo – con tre giovani musicisti che suonano già da veterani. Un insieme di sequenze armoniche e di improvvisazioni che farà divertire il pubblico presente. Perché l’Abruzzo è terra di artisti di altissima qualità.”

A seguire, l’arena del Marina di Pescara, ospiterà due artisti di fama internazionale per la prima volta insieme in una prima mondiale, con lo spettacolo “Enrico Rava Fred Hersch Duo”. Fred Hersch, è uno dei più importanti pianisti in attività, ed Enrico Rava, è un musicista italiano tra i più conosciuti all’estero, trombettista di livello eccezionale, già presente diverse volte a Pescara, che torna al festival con una nuova produzione che di fatto nasce nella nostra città.

Da sempre impegnato nelle esperienze più diverse e più stimolanti, Rava è apparso sulla scena jazzistica a metà degli anni Sessanta, imponendosi rapidamente come uno dei più convincenti solisti del jazz europeo. La sua schiettezza umana ed artistica lo pone al di fuori di ogni schema e ne fa un musicista rigoroso ma incurante delle convenzioni.

La sua poetica immediatamente riconoscibile, la sua sonorità lirica e struggente sempre sorretta da una stupefacente freschezza d’ispirazione, risaltano fortemente in tutte le sue avventure musicali. Tra la sua numerosa discografia sono da segnalare gli imperdibili Quartet (ECM 1978) “Rava l’opera Va” (Label Bleu 1993), “Easy Living” (ECM 2004), “Tati” (ECM 2005) e “The Words and the Days” (ECM 2007), “New York Days” (ECM 2009), “Tribe” (ECM 2218) e “On The Dance Floor” (ECM 2293). Non è difficile usare i superlativi per raccontare la sua avventura musicale, talmente ricco è il suo curriculum, talmente affascinante il suo mondo musicale, talmente lungo l’elenco dei musicisti con i quali ha collaborato, italiani, europei, americani: Franco D’Andrea, Massimo Urbani, Stefano Bollani, Joe Henderson, John Abercrombie, Pat Metheny, Archie Shepp, Miroslav Vitous, Daniel Humair, Michel Petrucciani, Charlie Mariano, Joe Lovano, Albert Mangelsdorff, Dino Saluzzi, Richard Gallliano, Martial Solal, Steve Lacy, Mark Tuner, John Scofield ecc… Ha effettuato tours e concerti in USA, Giappone, Canada, Europa, Brasile, Argentina, Uruguay partecipando a importanti Festival (Montreal, Toronto, Houston, Los Angeles, Perugia, Antibes, Berlino, Parigi, Tokyo, Rio e Sao Paulo, ecc.). È stato più volte votato miglior musicista nel referendum annuale della rivista “Musica Jazz”, risultando vincitore anche nelle categorie “miglior gruppo” e “miglior disco italiano”. Nominato “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” dal Ministro della Cultura Francese, nel 2002 ha anche ricevuto il prestigioso “Jazzpar Prize” a Copenhagen. Negli ultimi anni è comparso nei primi posti del referendum della rivista americana Down Beat, nella sezione riservata ai trombettisti, alle spalle di Dave Douglas, Wynton Marsalis e Roy Hargrove, e in quella riservata ai migliori gruppi, con il quintetto denominato TRIBE ed è la prima volta che una formazione italiana figura in tale classifica.

Nel maggio 2020 esce per Accidental Records un lavoro di Enrico Rava, Matthew Herbert e Giovanni Guidi, dal titolo “For Mario Live”: un album dedicato alla figura di Mario Guidi, storico manager di Rava, con il quale ha avuto un rapporto lavorativo trentennale, che è venuto a mancare nel dicembre 2019. Il disco, disponibile in formato digitale, è una raccolta delle esibizioni live del trio.

Membro scelto del pantheon dei pianisti jazz, Fred Hersch è una forza creativa, influente in maniera pervasiva, che ha plasmato il corso della musica per oltre tre decenni come improvvisatore, compositore, educatore, bandleader, collaboratore e artista solista.

È stato proclamato “il pianista più spettacolarmente innovativo da oltre un decennio” da Vanity Fair, “un’elegante forza dell’inventiva musicale” dal L.A. Times e una “leggenda vivente” dal New Yorker.

Hersch è stato candidato quindici volte ai Grammy e ha accumulato una lunga serie di prestigiosi premi che includono i recenti “Doris Duke Artist” (2016), “Pianista Jazz dell’anno” per la Jazz Journalists Association nel 2016 e 2018 e il “Prix Honorem de Jazz” de L’Acádemie Charles Cros per la totalità della sua carriera.

Stimato quanto dai critici quanto dal pubblico, con più di tre dozzine di album come leader o co-leader all’attivo, Hersch riceve costantemente sontuosi elogi critici e numerosi riconoscimenti internazionali per ogni nuova e lungamente attesa pubblicazione.

Il suo ultimo album con il suo abituale trio “Live In Europe” (2018 Palmetto), documenta un’indimenticabile serata a Bruxelles ed è stato salutato come il suo live migliore – una lode considerevole per un ensemble che suona costantemente a tali stupefacenti livelli. Il trio, che nell’ultimo decennio ha visto John Hébert al basso ed Eric McPherson alla batteria, nel 2018 è stato votato come secondo miglior gruppo jazz nella classifica dei critici di DownBeat in virtù della sua impareggiabile abilità nel maneggiare un’ampia gamma di stili e approcci mantenendo una grande profondità di emozione e l’esaltante scintilla dell’invenzione.

Le due sue precedenti uscite su Palmetto, “Sunday Night at the Vanguard” (2016) e “Floating” (2014), sono state entrambe candidate ai Grammy nelle categorie “Best Jazz Solo” e “Best Jazz Album”.

Per quanto siano versatili e sperimentali le sue escursioni in duo e in trio, è nelle sue performance soliste mozzafiato che l’arte di Hersch mostra maggiormente la sua varietà senza confini e la sua multiforme emotività. JazzTimes ha definito la sua musica di solo piano “una forma d’arte completa, autosufficiente e unicamente pura”.

“Open Book” (Palmetto, 2017) è stato, come da titolo, la sua più intima e rivelatoria uscita ed è stato candidato a due Grammy. La pubblicazione dell’album ha coinciso con la pubblicazione della sua molto ben ricevuta autobiografia “Good Things Happen Slowly” (Crown Archetype Books/Random House). Il libro rivela in maniera commovente la storia della sua vita musicale insieme a un franco resoconto delle sue lotte e dei suoi trionfi come primo musicista jazz apertamente gay e positivo all’HIV.

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