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Terremoti, a 10 anni dall’Aquila ancora tantissimo da capire. Doglioni (Ingv): sfida scientifica di prim’ordine

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L’Aquila. C’è ancora tantissimo da capire sui terremoti: a dieci anni dal sisma che nella notte del 6 aprile 2009 ha sconvolto L’Aquila si sa molto di più di questi fenomeni naturali, ma ancora non abbastanza. “Sono una sfida scientifica di prim’ordine, con ripercussioni sociali di straordinaria importanza”, ha osservato Carlo Doglioni,  presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

“Per questo”, ha aggiunto, “devono essere oggetto della massima attenzione, soprattutto nei periodi di pace in cui non avvengono i terremoti per trasformare le conoscenze in prevenzione”. Dopo il terremoto de L’Aquila ne sono avvenuti altri, a partire da quelli in Emilia fino alla sequenza di Amatrice-Norcia.

“Per chi studia i terremoti ogni evento sismico è un esperimento che ci permette di acquisire nuovi dati da studiare e interpretare”, ha detto ancora Doglioni, “dal 2009 ad oggi centinaia di studi hanno arricchito le nostre conoscenze”. Per esempio si sono capiti meglio i meccanismi delle sorgenti sismiche”.

“Si è misurato con maggior precisione lo spostamento lungo le faglie o meglio i fasci di faglie”, prosegue Doglioni, “il ruolo dei fluidi è sempre più evidente e oramai sono diventati imprescindibili le informazioni di interferometria satellitare e geodesia spaziale che ci permettono di capire i movimenti verticali e orizzontali del suolo a tetto e a letto delle faglie prima, durante e dopo un evento sismico. Da allora è emerso chiaramente come l’interdisciplinarietà scientifica sia diventata sempre più un’arma indispensabile ed efficace per lo studio dei terremoti”.

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