Esiste un Abruzzo interno, incastonato tra i massicci della Majella e del Morrone, che ha deciso di sfidare i grandi circuiti del vino puntando su un’arma infallibile: la memoria del calice. Allo stand del Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, la neonata Docg Terre di Casauria si è presentata al pubblico del Vinitaly non con promesse, ma con i fatti, mettendo in scena vent’anni di storia enologica.

Un viaggio lungo vent’anni
Dopo i saluti istituzionali del presidente del Consorzio, Alessandro Nicodemi, del vice presidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, e di Carlo Dugo, docente Enogastronomo si è passati ai calici. La dimostrazione concreta della grandezza di questo territorio è arrivata attraverso una degustazione verticale che ha allineato 12 etichette di altrettante aziende. Un percorso cronologico dall’annata 2003 alla 2023 che ha trasformato una semplice analisi tecnica in un vero e proprio viaggio nel tempo. L’obiettivo era chiaro: dimostrare che il Montepulciano d’Abruzzo, in quest’area che comprende comuni come Tocco da Casauria, Popoli, Torre de’ Passeri e Pescosansonesco, trova un’espressione identitaria capace di evolvere e migliorare nei decenni. A guidare quella che si è rivelata non una semplice degustazione, ma un vero e proprio viaggio nel tempo è stato Franco Santini, critico enogastronomico, con Angelo Molisani, enologo. Presenti numerosi produttori della sottozona Casauria.

La cifra stilistica: potenza ed eleganza
Il verdetto dei calici ha evidenziato una coerenza stilistica netta. I vini delle Terre di Casauria si sono rivelati profondi e strutturati, ma dotati di una dinamicità che permette loro di coniugare la potenza tipica del vitigno con un’eleganza raffinata. La tenuta delle annate più vecchie, cariche di vitalità e integrità aromatica, ha confermato empiricamente ciò che ha portato al riconoscimento della DOCG: questi rossi non temono il confronto con le denominazioni più blasonate d’Italia.

La sfida della comunicazione
Se la qualità è un dato acquisito, la partita si sposta ora sul piano della narrazione. Le Terre di Casauria restano un angolo d’Abruzzo ancora lontano dal turismo di massa, un patrimonio rimasto a lungo in secondo piano rispetto alle produzioni costiere. La nascita della DOCG rappresenta dunque un traguardo ma anche un punto di partenza.

Il riconoscimento ufficiale impone oggi una responsabilità precisa ai produttori: mantenere il rigore del disciplinare e una visione condivisa per trasformare il valore formale della denominazione in valore percepito dal mercato globale. In un mondo che corre verso il consumo immediato, Casauria propone una contronarrazione basata sull’attesa. La verticale di Vinitaly ha dimostrato che in questo angolo di regione il tempo non è un nemico, ma il miglior alleato per sigillare l’identità di un grande vino.




