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‘Tassa sui morti’, è polemica nel consiglio comunale di Chieti e in tutta la città

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Chieti. “La scellerata proposta dell’amministrazione comunale di introdurre la cosiddetta ‘tassa sui morti come’ ‘… diritto fisso di contributo annuale inquadrabile come canone di manutenzione per ogni singolo sepolcro …’, attraverso la modifica del Regolamento di Polizia Cimiteriale, oltre a raffigurare una macchia istituzionale dall’inequivocabile colore della vergogna per la citta’ di Chieti, rappresenterebbe anche una palese violazione di legge in materia cimiteriale”. Ad affermarlo Bruno Di Paolo, capogruppo di Giustizia Sociale al Consiglio comunale di Chieti. “La norma sulla manutenzione dei sepolcri, art.63 DPR n.285 del 1990, infatti – rileva l’esponente politico – vieta espressamente l’istituzione di un canone annuo destinato alla manutenzione per le tombe precedentemente concesse, per l’irretroattivita’ della norma giuridica.

Mi auguro, pertanto, che nella riunione congiunta della seconda e sesta commissione consiliare di domani, convocata per discutere dell’argomento, i consiglieri tutti aderiscano alla mia richiesta di eliminare dal Regolamento l’imbarazzante odioso balzello, pensato dall’amministrazione comunale al solo scopo di fare cassa, senza tener conto delle ripercussioni sull’immagine della citta’ e delle migliaia di ricorsi e contenziosi che inevitabilmente si aprirebbero per atto amministrativo dichiaratamente illegittimo, in violazione al principio di irretroattivita’. Sono sicuro che in commissione prevarra’ il buon senso e tutti, all’unanimita’, voteranno favorevolmente la mia proposta di cassare questa esecrabile tassa sui sepolcri, o al limite introdurla solo per le future concessioni. Ma se, malauguratamente, per ordine di scuderia, la maggioranza dovesse respingerla – conclude Di Paolo – allora preannuncio gia’ da ora che sono fermamente deciso in Consiglio comunale a dare battaglia alzando le barricate attraverso una montagna di emendamenti per cercare di non far approvare un provvedimento che ritengo moralmente irragionevole e dichiaratamente illegittimo”.

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