Teramo. C’è un divario profondo tra la narrazione ufficiale delle conferenze stampa e la realtà vissuta nelle camere da letto delle famiglie abruzzesi. Da un lato i dati istituzionali celebrano il raggiungimento degli obiettivi e il superamento dei target del PNRR, come l’annuncio della ASL di Teramo che nel febbraio 2025 dichiarava di aver preso in carico oltre 7.400 anziani over 65. Dall’altro lato, però, ci sono nuclei familiari lasciati soli a fronteggiare demenze, Alzheimer e allettamenti prolungati, a causa della drastica riduzione o della totale cancellazione del supporto domiciliare degli operatori socio-sanitari.
È quanto denuncia Stefano Matteucci, Segretario regionale di UGL Salute Abruzzo, puntando il dito contro una gestione che definisce sbilanciata e lontana dai bisogni reali dei cittadini.
Nelle ultime settimane, le segnalazioni giunte al sindacato delineano un quadro preoccupante in cui gli accessi degli OSS sarebbero ormai garantiti quasi esclusivamente ai pazienti affetti da SLA o tracheostomizzati. Famiglie che accudiscono malati non autosufficienti si vedono ridurto l’aiuto persino per l’igiene settimanale di un congiunto allettato, confinato a un’ora a settimana con scadenze predefinite. Parallelamente, gli operatori delle cooperative denunciano di aver perso, nel giro di poche settimane, una dozzina di assistiti ciascuno, con pesanti ricadute sul proprio reddito e sulle ore lavorate a fronte di un appalto regionale che supera i cento milioni di euro.
Per Matteucci la selezione degli assistiti sulla base della sola diagnosi rappresenta una forzatura inaccettabile, sottolineando che nessuna norma stabilisce che l’assistenza tutelare spetti solo a chi ha la SLA, poiché i Livelli essenziali di assistenza la prevedono per le persone non autosufficienti sulla base di una valutazione del bisogno reale. Quando si comincia a selezionare per diagnosi non si sta facendo appropriatezza, bensì cassa. Il sindacato contesta inoltre la validità statistica delle prese in carico, evidenziando che la presa in carico non si misura contando i nomi in un elenco, ma le volte in cui qualcuno entra effettivamente in quella casa.
Il quadro critico non si limita ai tagli degli OSS. Tra le pieghe del servizio emergono Punti unici di accesso difficilmente rintracciabili dai cittadini e valutazioni spesso condotte a tavolino sui moduli compilati dai medici di famiglia, senza che gli operatori compiano visite domiciliari per verificare il reale carico assistenziale. A ciò si aggiungono le difficoltà di una piattaforma informatica incapace di gestire tempestivamente i prelievi, con il paradosso di spingere i pazienti verso i pronto soccorso, e la mancanza di protocolli di appropriatezza sulla spesa per le medicazioni avanzate. Sullo sfondo resta anche il ritardo strutturale legato alle Case della Comunità previste dal DM 77, molte delle quali risultano ancora non operative in regione, lasciando i cittadini privi di un punto di riferimento territoriale chiaro.
Di fronte a questa situazione, UGL Salute Abruzzo sta predisponendo una richiesta formale di chiarimenti e un accesso agli atti rivolto alla ASL per fare chiarezza su diversi fronti: si chiede di sapere quale atto abbia disposto la riduzione degli accessi degli OSS, quante valutazioni multidimensionali siano state effettivamente svolte con visita domiciliare, quanti PUA siano attualmente attivi e dove si trovino, quali fossero i costi prima e dopo il nuovo appalto e chi vigili sull’esecuzione del contratto. Il sindacato chiede inoltre il ripristino immediato degli accessi tagliati e l’apertura di un tavolo di confronto urgente, ribadendo che chi assiste a casa un malato di Alzheimer o una persona allettata non chiede privilegi, ma il rispetto di un diritto già scritto nei Livelli essenziali di assistenza, pretendendo risposte fatte di numeri e di atti e non di semplici fotografie celebrative.



