Fara San Martino. Sulla vetta di Monte Amaro, a 2.793 metri di quota, è spuntata fuori a sorpresa un’importante traccia della storia alpinistica della Maiella. Tra le pietre dei ruderi del rifugio Vittorio Emanuele II sparse sulla cima, degli escursionisti hanno rinvenuto infatti il frammento di una lapide della metà degli anni Trenta che quando era integra recitava: “Con tenace ardore senza temeraria sfida fu Guida sicura e fedele. Queste rocce della Maiella Madre per la grande famiglia del Cai te lo ricordano nell’istessa sua grande altera passione”.
Il riferimento è al pioniere dell’alpinismo abruzzese Falco Maiorano (sulla lapide indicato erroneamente come Maiorana), nato nel 1846 a Sulmona. Sin da ragazzo appassionato dell’andare in montagna, era divenuto in breve tempo il maggiore esperto delle alte quote della Maiella, di cui conosceva ogni segreto. Così nella seconda metà dell’Ottocento ebbe l’onore di essere nominato prima – e unica – Guida ufficiale “patentata” dal Club Alpino Italiano per questa zona dell’Appennino. Falco Maiorano fu poi tra i promotori e costruttori del rifugio Vittorio Emanuele II, realizzato in muratura sulla vetta di Monte Amaro e inaugurato il 14 luglio 1890. Maiorano morì poi nel 1929 ad 83 anni.
In sua memoria, con una partecipata cerimonia accompagnata da una messa in suffragio, il 29 luglio 1934 fu posta sulla parete esterna del rifugio la lapide commemorativa della quale ora è stato trovato un frammento sopravvissuto al trascorrere del tempo: un cimelio che è stato portato a valle e consegnato ai discendenti di Falco Maiorano a Sulmona. Rifugio e lapide furono spazzati via dalla furia della guerra nella primavera del 1944. Venti anni dopo la sezione Cai di Sulmona decise di realizzare un bivacco sulla cima più alta della Maiella: la struttura fu inaugurata il 10 luglio 1966 e naturalmente intitolata a Falco Maiorano. Distrutta purtroppo da una bufera nella notte del 31 dicembre 1974, fu poi rimpiazzata nel 1982 da un secondo bivacco che – per ragioni di mecenatismo – venne chiamato Pelino, cancellando la denominazione originaria.

Quella che oggi un gruppo di studiosi, insieme ai familiari, chiede sia doverosamente recuperata per la nuova struttura in via di completamento in questi giorni sulla vetta di Monte Amaro, finanziata con fondi pubblici e realizzata dal Parco Nazionale della Maiella. Così Fabio Valerio Maiorano, pronipote di Falco, ha scritto una lettera ad Antonio Tavani, Sindaco di Fara San Martino (Comune sul cui territorio sorge il bivacco e titolare della potestà amministrativa) per invitarlo a convocare un incontro con tutte le parti coinvolte – in primis la Sezione Cai di Sulmona e il Parco Nazionale della Maiella – per cercare di trovare in modo bonario una soluzione condivisa. Magari partendo proprio da quel ritrovato pezzo di lapide, che spicca come un monito al rispetto della memoria storica alpinistica abruzzese.



