Città Sant’Angelo. È stato arrestato dalla polizia svizzera il presunto responsabile della sparatoria nella quale ha perso la vita Maria Spinelli, 22 anni, originaria di Atri, nel Teramano, e residente a Città Sant’Angelo, nel Pescarese. La giovane è rimasta uccisa durante la violenta sparatoria che ha provocato anche il ferimento di altre cinque persone: una donna e quattro uomini, tra cui due cittadini italiani.
A finire in manette è un uomo svizzero di 43 anni, che secondo le prime informazioni si sarebbe costituito alle autorità. L’ipotesi investigativa è che abbia agito da solo, anche se la dinamica dell’accaduto resta ancora da ricostruire completamente e il movente non è stato individuato.
La polizia del Canton Argovia, in un comunicato, invita alla cautela: “Sono in corso indagini sulle circostanze esatte dell’incidente, nonché sul contesto e sul possibile movente. Al momento, si ipotizza il coinvolgimento di un unico autore”.
Un elemento che rende ancora più complessa la ricostruzione riguarda le armi utilizzate. Gli spari sarebbero stati esplosi in due luoghi differenti e con due armi diverse: una pistola calibro 9 e un fucile d’assalto. Alcuni testimoni avevano raccontato di aver visto due possibili responsabili. Gli investigatori, tuttavia, non escludono che possa essere stata una sola persona a impiegare entrambe le armi.
Nel frattempo, per la famiglia di Maria, resta l’angoscia dell’attesa. Le autorità elvetiche non hanno ancora autorizzato l’esame autoptico e l’inchiesta è coperta dal massimo riserbo.
A riferire gli ultimi aggiornamenti è l’avvocato Bruno Gallo, legale della famiglia paterna della giovane, che all’Agi ha spiegato di essere stato informato dal consolato dell’arresto dell’uomo ritenuto responsabile della sparatoria.
“Al momento le autorità elvetiche non hanno ancora autorizzato l’esame autoptico e le indagini sono secretate”, ha riferito il legale. Solo dopo l’autopsia sarà possibile procedere con il riconoscimento della salma. A quel punto i genitori potranno partire per la Svizzera.
“La famiglia è in attesa di ulteriori comunicazioni da parte dell’ambasciata. Solo dopo i genitori potranno partire”, ha aggiunto Gallo.
Sono nelle ore precedenti alla tragedia gli ultimi contatti tra Maria e la sua famiglia. Sabato pomeriggio la ragazza aveva mandato alla madre un messaggio vocale su WhatsApp per raccontarle che stava per andare al rave.
Poi il silenzio.
Maria, raccontano le persone che le erano vicine, era felice della sua nuova vita in Svizzera. Con la madre aveva mantenuto un rapporto quotidiano e continuava ad aggiornarla costantemente su ciò che le accadeva.
Aveva appena trovato una casa e aveva condiviso con la famiglia fotografie e video della sua nuova abitazione. Guardava al futuro con entusiasmo e aveva un obiettivo preciso: costruirsi una carriera nel mondo della ristorazione.
Un progetto di vita spezzato improvvisamente dalla sparatoria. Ora, mentre gli investigatori cercano di ricostruire ogni dettaglio di quella notte e di capire perché siano stati esplosi quei colpi, la famiglia attende di poter riabbracciare per l’ultima volta Maria.


