L’Aquila. “Fa impressione ascoltare il presidente Marsilio candidare l’Abruzzo a ‘regione pilota’ europea contro lo spopolamento proprio mentre la nostra regione continua a perdere giovani, studenti, lavoratori e residenti nelle aree interne. Ancora più grave è presentare come esempio di successo una legge regionale, la l.r. 32/2021, che i dati ufficiali del Comitato per la Legislazione del Consiglio regionale certificano come largamente insufficiente rispetto alla dimensione del problema”. Lo dichiarano il senatore del Partito Democratico e tesoriere nazionale del PD Michele Fina e il segretario regionale dell’Abruzzo e coordinatore nazionale della segreteria dei Giovani Democratici Saverio Gileno.
“Le cifre parlano da sole: tra il 2016 e il 2022 i piccoli comuni montani abruzzesi hanno perso oltre 14 mila residenti, con un calo superiore all’8% della popolazione. A fronte di questo crollo demografico, la misura simbolo della legge regionale – il contributo da 2.500 euro ai nuovi residenti – produrrebbe, secondo le stime ufficiali, effetti pari a poche centinaia di persone. È evidente che non si contrasta lo spopolamento con misure spot o propagandistiche, ma con investimenti strutturali in servizi, lavoro, infrastrutture, sanità territoriale, scuola, università e mobilità” proseguono.
“Il diritto a restare non può essere uno slogan da utilizzare a Bruxelles mentre in Abruzzo si continua a smantellare ciò che rende possibile vivere nelle aree interne. Da anni denunciamo il definanziamento dei territori e la mancanza di una strategia nazionale ed europea per l’Appennino. Per questo servono politiche serie, coordinate e durature, non operazioni di comunicazione. – affermano Gileno e Fina – Infatti In dieci anni la nostra regione ha perso circa 40 mila giovani. Intere aree interne si stanno svuotando, i piccoli comuni invecchiano, le nascite crollano, non si resta con bonus, si resta se ci sono scuole, e invece il centrodestra porta avanti il dimensionamento scolastico; si resta se esistono trasporti efficienti e accessibili, e invece continuano a rifiutare proposte come il biglietto unico regionale e agevolazioni vere per studenti e under 30; si resta se la sanità funziona, mentre le aree interne perdono servizi, medici, presidi e diritto alla cura”