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Spesa Fondo Sociale Europeo, maglia nera all’Abruzzo. Confindustria: dati preoccupanti

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L’Aquila. La maglia nera all’Abruzzo nella spesa del Fondo Sociale Europeo arriva dai dati della Ragioneria Generale dello Stato pubblicati su “il Sole 24 Ore”. “L’Abruzzo” recita l’articolo del Sole24ore “che in precedenza era riuscito a piazzarsi entro la soglia di tolleranza, a fine maggio si è distanziato del 18,8%. Dopo 14 mesi di governo un risultato così negativo non è certo accettabile né comprensibile”. Di fronte ai dati deludenti incalzano i consiglieri d’opposizione di Forza Italia contro la governance firmata D’Alfonso “Nonostante i continui e stucchevoli proclami del Presidente, la nostra regione mostra evidenti difficoltà nella capacfondo sociale europeoità di spesa vanificando quanto di buono era stato fatto negli anni passati”. “La Regione veloce di D’ Alfonso è veloce solo a chiacchiere”, aggiunge l’onorevole Fabrizio Di Stefano, che prosegue “L’analisi del quotidiano economico più illustre del nostro paese parla molto chiaro: l’ Abruzzo non ha speso il 33,9 % delle risorse del Fondo Sociale Europeo (FSE) e non c’è nessun altra Regione che ha fatto peggio. C’è stato dunque un regresso del 18,8 % ingiustificabile e, a questo punto, ci viene da pensare che, se nelle scadenze del 31 ottobre e 31 dicembre 2014 l’ Abruzzo era in regola ,lo era evidentemente sfruttando ancora l’onda lunga del governo di Centrodestra. Oggi invece purtroppo segna una drammatica  percentuale in ribasso rispetto all’ultima rilevazione, con un totale altissimo della spesa dei Fondi non effettuata”. “E’ doveroso ricordare” sottolineano i Consiglieri di opposizione “che quando ci insediammo nel 2009 quasi nulla era stato fatto dai nostri predecessori nell’ambito della programmazione Fse (lo stesso dicasi per il Fesr) e l’Abruzzo era all’ultimo posto in Italia, distaccatissimo da tutte le altre regioni. Abbiamo dovuto lavorare duramente per recuperare il tempo perso e nonostante le numerose difficoltà siamo riusciti a riguadagnare posizioni e dignità con il nostro impegno che è stato riconosciuto sia a livello nazionale sia europeo, senza dimenticare che dopo 100 giorni dal nostro insediamento c’è stata la tragedia del terremoto, questi sono i fatti e la dura realtà. Negli anni di governo del centrodestra siamo riusciti a riallinearci e a superare ai target di spesa mentre oggi, dopo oltre 1 anno di gestione D’Alfonso, dobbiamo registrare un grave rallentamento imputabile a due cause principali: in primis la clamorosa assenza di bandi ed un’attività rivolta soprattutto allo scorrimento delle graduatorie degli avvisi degli anni scorsi, segnalando una palese mancanza di idee e programmazione. Il secondo fattore riguarda la tanto annunciata rivoluzione amministrativa, cavallo di battaglia di D’Alfonso, che allo stato attuale, ma che perdura da almeno 6 mesi, ha prodotto solo caos, dimissioni e presto anche ricorsi, e il blocco delle strutture regionali impegnate nella rendicontazione e nella certificazione della spesa, atti fondamentali ed indispensabili. Nessuna Regione Facile e Veloce quindi ma solo una quantità di chiacchiere, annunci, proclami e autoesaltazioni che hanno prodotto il nulla, anzi ci hanno fatto fare solo passi indietro”. Intanto Confindustria Abruzzo scrive alla Direzione Generale della Regione Abruzzo e al Dipartimento della Presidenza e Rapporti con l’Europa e, in una lettera aperta, esprime preoccupazione per il fatto che “la Regione Abruzzo non ha ancora avuto approvato dall’UE il Programma Operativo Fesr per il periodo 2014-2020”. “Confindustria” si legge in una nota “si è impegnata moltissimo, fin dal primo momento, per dare il proprio contributo alla definizione di una proposta condivisa e convergente su tematiche che potessero avere il massimo impatto nella direzione di un ammodernamento del sistema produttivo abruzzese. In questa logica ha anche partecipato attivamente, nelle ultime settimane, alla fase di concertazione per riparare alle incongruenze di un Documento che è stato pesantemente criticato dall’UE”. Confindustria conclude affermando che “l’Abruzzo non può permettersi ulteriori ritardi”.

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