Aarau. Sulla folla del rave party di Aarau si sono abbattuti oltre 40 colpi di fucile d’assalto AK-74, uno dei quali ha spezzato la vita di Maria Spinelli, 22 anni.
A premere il grilletto è stato un 43enne cittadino svizzero, ex militare incensurato risiedente nel cantone del Giura, che dopo l’attacco si è costituito presso il posto di polizia di Delémont confessando il gesto, ed ammettendo di soffrire da tempo di gravi problemi di salute mentale. La vicenda è stata classifica come un atto di violenza incontrollata: all’uomo, al quale sono state sequestrate tre armi da fuoco, tra cui due fucili d’assalto, trovate nella sua auto, è stata disposta una perizia psichiatrica.
Una ricostruzione che non basta però a placare il dolore e i dubbi della famiglia della giovane vittima. Attraverso il proprio legale, l’avvocato Bruno Gallo, i familiari chiedono che le indagini proseguano con il massimo rigore per chiarire le reali dinamiche e le origini dell’aggressione. Il nodo centrale sollevato dalla difesa riguarda la detenzione delle armi: come sia stato possibile per un soggetto affetto da problemi psichici possedere legalmente armi da fuoco così letali e se vi siano responsabilità istituzionali sul fronte della prevenzione. Il legale ha inoltre rinnovato la richiesta alle autorità italiane per la concessione di un volo di Stato, affinché Maria possa rientrare in patria e ricevere l’ultimo saluto con la dignità e gli onori dovuti.



