Sant’Anselmo di Canterbury, vescovo e dottore della Chiesa.
di Leonardo Paglialonga
La vetrata in foto della Cattedrale di San Corentin a Quimper, nel Finistère, in Bretagna, Francia, raffigura 16 scene della vita di Sant’Anselmo: la nascita ad Aosta; l’infanzia e il desiderio di vita monastica; il rifiuto di entrare in monastero; gli anni di vagabondaggio; l’arrivo all’abbazia di Bec; la formazione sotto Lanfranc; la vita da monaco; l’insegnamento e la crescente fama; l’elezione ad abate; i suoi viaggi in Inghilterra; il suo rapporto con il re Guglielmo I; la sua nomina ad arcivescovo di Canterbury; la sua riluttante accettazione della carica; i suoi conflitti con il re; il suo esilio e la sua sofferenza per la libertà della Chiesa; e infine la sua morte e il suo ingresso nella gloria.
Sant’Anselmo di Canterbury nacque intorno al 1033 ad Aosta, nell’Italia settentrionale, e fin da giovane si sentì attratto da Dio, anche se il suo cammino non fu semplice. Da ragazzo desiderava entrare in monastero, ma fu rifiutato e per un certo periodo andò alla deriva, cercando una direzione. Solo più tardi, dopo un periodo di inquietudine e di vagabondaggio attraverso l’Europa, arrivò finalmente all’abbazia benedettina di Bec, in Normandia. Lì la sua vita cominciò a prendere forma. Il ritmo monastico di preghiera, studio e silenzio lo attraeva profondamente e divenne un maestro di notevole chiarezza e dolcezza, fino a diventare abate della comunità.
Da questo tranquillo ambiente monastico, la mente di Anselmo cominciò a fiorire e ad espandersi. Cercò non solo di credere, ma di capire, di vedere come la fede e la ragione si fondono insieme. I suoi scritti, come Proslogion e Cur Deus Homo cercavano di esprimere il mistero di Dio in modo razionale e allo stesso tempo profondamente orante. È spesso chiamato “padre della scolastica”, perché ha contribuito a plasmare un modo di pensare che avrebbe influenzato l’intero Medioevo. Tuttavia, per Anselmo la teologia non era mai astratta, ma sempre radicata nella contemplazione, in un cuore che cercava Dio.
In seguito alla conquista normanna, l’abbazia di Bec ricevette ampie terre in Inghilterra. Ciò significa che Anselmo attraversò spesso la Manica, non solo per supervisionare i possedimenti del monastero, ma anche per servire il suo sovrano, Guglielmo I d’Inghilterra. Durante queste visite, trascorreva del tempo a Canterbury, dove il suo ex mentore Lanfranc era diventato arcivescovo. La saggezza e l’umiltà di Anselmo lasciarono una profonda impressione non solo sul re, ma anche sui monaci del capitolo della cattedrale, che iniziarono a vedere in lui un futuro pastore. Alla morte di Lanfranc, la sede di Canterbury rimase vacante per diversi anni. Nel 1093, Anselmo, sebbene riluttante e profondamente legato alla vita monastica, fu convocato e, quasi contro la sua volontà, scelto come arcivescovo di Canterbury. Non era una posizione che cercava, ma che accettò per obbedienza. E così, il tranquillo monaco e pensatore contemplativo fu trascinato nel cuore della politica. Morì il 21 aprile 1109, il giorno in cui oggi lo ricordiamo: un uomo che ha aiutato le generazioni a capire che la fede non è cieca, ma radicata nel cuore e nella ragione.




