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San Remo, anche le Dem abruzzesi contro il rapper Junior Cally: no a chi inneggia allo stupro nelle proprie canzoni

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L’Aquila. Non si placano le polemiche sul rapper Junior Cally, in lizza a San Remo, per via dei suoi testi che oggettivamente mal si conciliano con il palcoscenico dell’Ariston e con quanto dovrebbe veicolare il Festival a livello di valori, esempi e valenze artistiche. In queste ore è arrivata anche la ferma presa di posizione delle esponenti del Partito Democratico abruzzese con l’onorevole Stefania Pezzopane a capofila.

“Inaccettabile la partecipazione ad una manifestazione canora, seguita da milioni di telespettatori delle reti pubbliche, qual è quella del Festival di San Remo, di Junior Cally – evidenziano le Dem – un rapper per ragazzini/e che ha nel suo repertorio canzoni contenenti frasi come queste: «Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia. Balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà»; «Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera»; «state buoni, a queste donne alzo minigonne»; «me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»; «ci scopi*mo Giusy Ferreri [la cantante ndr]»; «lo sai che fotti*mo Greta Menchi [una influencer, ndr]; «lo sai voglio fott*re con la Canalis [la conduttrice ndr]»; «queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally»”.

“Frasi orribili – sottolineano – chiaramente istiganti alla violenza sessuale sulle donne e al femminicidio. Gravissimo che un’azienda pubblica qual è la RAI ritenga di dover dare spazio a chi nelle sue “canzoni” include testi ignobili, veri e propri inni all’odio contro le donne. La Rai, azienda pubblica, ha il dovere di svolgere un ruolo forte, determinato, costante, nel contrastare la violenza di cui le donne sono vittime, per l’affermazione della cultura del rispetto, della civiltà. Concedere spazi e visibilità a chi canta testi che istigano allo stupro sarebbe decisione gravissima, indegna. Le parole hanno un peso, un significato, e non possono nascondersi dietro un vile e improponibile principio di “creatività” dell’artista. Quelle parole pesano come macigni, sono lame affilate che istigano all’odio di genere, all’inciviltà”.

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