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Riserva del Borsacchio, Rifondazione comunista: stop speculazione e assalto beni comuni

Francesca Lelli di Francesca Lelli
3 Maggio 2021
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Roseto. Domani 4 maggio alle ore 15 Rifondazione Comunista scenderà  in Piazza della Repubblica a Roseto davanti al comune insieme alle associazioni ambientaliste per chiedere lo stop e la revisione radicale del Pan, il Piano di Assetto Naturalistico della Riserva Naturale Regionale del Borsacchio, perché quello predisposto dall’amministrazione Di Girolamo più che un piano di tutela e conservazione è un vero e proprio via libera alla cementificazione.

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“Come Rifondazione Comunista siamo stati protagonisti nell’istituzione e nella perimetrazione della Riserva Naturale Regionale del Borsacchio”, dichiara Rifondazione Comunista, “più volte insieme alle associazioni ambientaliste abbiamo dovuto mobilitarci per difendere quelle preziose aree della costa abruzzese. Ricordiamo l’illustre cittadino rosetano e ambientalista Franco Sbrolla che fu l’anima di quella lunga lotta”.

“Constatiamo con amarezza che l’attuale amministrazione di centrosinistra di Roseto muove all’attacco della Riserva Naturale del Borsacchio”, prosegue la nota, “non ci stupisce perché non è la prima volta che emerge l’alleanza trasversale contro la Riserva come fu in occasione della riperimetrazione”.

“È una vera follia che dal comune di Roseto, passando per quelli di Pineto e di Vasto, fino al vicino Molise con il caso con i grattaceli vista mare del ‘Project SouthBeach’ in piena crisi climatica, ci sia un assalto reiterato ai beni comuni, alle aree di maggior pregio ambientale e paesaggistico”, aggiunge.

“Il Comune di Roseto faccia un passo indietro, e la Regione Abruzzo inadempiente, dia alle riserve e ai parchi regionali istituiti gli strumenti amministrativi, dirigenziali e le risorse economiche per poter funzionare”, dichiarano in conclusione, “si mettano da parte le speculazioni e si punti sulla ‘Via Verde della Costa’. Senza biodiversità, senza paesaggio, senza dune, senza aree di protezione, rimarrebbero solo lingue di asfalto e cubi di cemento che di certo non mancano sulla costa abruzzese. Come si fa a non capire che le poche aree sopravvissute a decenni di cementificazione selvaggia vanno preservate?”

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