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Rinviato a giudizio il camionista che investì un pedone sull’A1, la famiglia: “Vogliamo giustizia”

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Francavilla al Mare. “Pagare il proprio senso civico con la vita. È quanto accaduto a Michele Scarano, il 46enne di Apricena (FG) investito e ucciso il 15 marzo 2021 a Francavilla al Mare (Chieti) mentre si trovava sulla corsia d’emergenza al fine di segnalare la presenza di un autocarro che marciava a velocità ridotta dopo essere ripartito dalla piazzola di sosta in cui si era fermato per un guasto tecnico”.

Lo scrive in una nota l’ufficio stampa della Giesse Risarcimento Danni.

“Questa mattina, a un anno di distanza da quel tragico incidente, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio del camionista killer. “Seguiremo il processo con attenzione – commenta Gianni Di Marcoberardino, responsabile del gruppo Giesse Risarcimento Danni a cui si sono affidati la moglie e i figli della vittima – la presenza di Michele Scarano sulla corsia di emergenza, come precisato dal CTU, era atta a garantire una maggior sicurezza per i veicoli in transito su quel tratto in cui insisteva anche un cantiere stradale. Questa premura, purtroppo, gli è stata fatale”.

Il commento dei familiari.

La moglie Rosa e i figli Mariantonietta e Antonio, distrutti dal dolore per la gravissima perdita, si aspettano ora che emerga l’esatta dinamica del sinistro dal processo in aula visto che purtroppo, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, erano circolate illazioni particolarmente gravi in merito ai fatti accaduti. “La frase che negli ultimi 12 mesi abbiamo sentito più frequentemente è stata: doveva andare così – commentano la moglie e i figli della vittima – Secondo noi, invece, è andata proprio come non doveva andare. Michele Scarano non era una persona qualunque, oltre ad essere un padre di famiglia di soli 46 anni e un lavoratore, era una persona di cuore con un fortissimo senso civico. Molte volte ci chiediamo di chi sia la colpa, ma di una cosa siamo sicuri: l’unico innocente in questa vicenda è Michele, che è stato strappato a questo mondo nel peggiore dei modi lasciando un vuoto immenso, e per questo vogliamo giustizia!”

Ctu e ricostruzione dell’incidente.

“Dalla consulenza tecnica dell’ingegner Marco Colagrossi, incaricato dal Gip di ricostruire la dinamica del sinistro ed elencare le eventuali violazioni del Codice della strada – spiega Gianni Di Marcoberardino di Giesse Risarcimento danni – è emerso che l’auto-articolato condotto dall’imputato procedeva a una velocità di 85 chilometri orari, su un tratto di strada in cui il limite era di 60 e in cui era stata chiusa la corsia di sorpasso a causa di un cantiere”. Indipendentemente dalla presenza dello Scarano sulla corsia d’emergenza e dal rallentamento in atto, in quel tratto era necessario procedere con cautela e a una velocità ridotta. Ed è anche per questo motivo che il 46enne, indossata la giacca fluorescente, si era spostato sulla corsia d’emergenza per segnalare agli automobilisti in transito probabili rallentamenti per la ripartenza del mezzo. In quel momento era arrivato il camion a tutta velocità. L’autista, accortosi tardi che i veicoli davanti a lui avevano cominciato a frenare, era stato costretto a inchiodare il mezzo perdendo il controllo dello stesso a causa del mancato rispetto del limite di velocità e della velocità prudenziale ma anche per una bassa efficienza frenante dovuta alla rottura della “valvola proporzionale” (come accertato in sede di perizia). Era così sbandato verso destra, sulla corsia d’emergenza, schiacciando Michele Scarano contro il muro di contenimento senza lasciargli scampo. Le conclusioni della Procura non lasciano spazio a dubbi: “La responsabilità del sinistro è certamente da ascrivere alla condotta colposa tenuta dal conducente del trattore stradale”. Il processo si aprirà il 22 settembre davanti al giudice monocratico”.

 

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