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#Rigopiano, Giorgia: ci hanno estratto per i piedi, i soccorritori non ci hanno mai lasciati

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Farindola. “Sono Giorgia, sono viva”: così Giorgia Galassi, la ragazza di Giulianova estratta dalle macerie dell’hotel Rigopiano racconta le prime parole al momento dell’arrivo dei soccorritori. “Abbiamo sentito rumori poi il nome di Mauro e abbiamo gridato di gioia”, continua. “I soccorritori ci hanno tenuto su, ci parlavano. Ripetevano ‘siamo qui e non ce ne andremo fino a quando non vi tiriamo fuori'”. “Vincenzo (il fidanzato che si è salvato con lei, ndr.) è stata la mia forza. Ha un carattere forte e trova sempre un motivo per andare avanti. Io e Vincenzo non ci siamo separati nemmeno un’ ora”. “Non abbiamo mai mollato”, dice ancora Giorgia che manda un pensiero in ricordo di Stefano Feniello, deceduto nel disastro, e di vicinanza alla fidanzata, Francesca Bronzi, sopravvissuta e che era vicina a lei; Vincenzo invece sotto le macerie. Alla fine ha pianto parlando di Giulianova e dell’ affetto di chi ha sperato con la sua famiglia. “Nessuno ha avvertito del pericolo valanga”. “Quando è arrivato il terremoto eravamo tutti spaventatissimi ci siamo radunati nella hall per aspettare lo spazzaneve. Loro ci hanno tranquillizzati e ci hanno detto di aspettare nella sala vicino al camino”. Così i fidanzati di Giulianova, in una conferenza stampa, ripercorrono gli attimi prima della slavina all’hotel Rigopiano. Poi l’inferno e il salvataggio: “I vigili del fuoco ci hanno estratto per i piedi”.

“Poco prima della valanga eravamo vicini con Francesca Bronzi sul divanetto di vimini bevendo un tè ma in tre minuti ci siamo ritrovati sotto le neve”, racconta Giorgia. Il divanetto ha fatto da scudo. “In quei momenti non puoi pensare sennò impazzisci ma concentrarsi che prima o poi qualcuno arriva”, dice Giorgia. “Ci passavamo il ghiaccio per bere e dividevamo a metà e ci parlavamo”. E stretti in quella nicchia hanno atteso i soccorsi. “Siamo stati presi dai vigili del fuoco che hanno fatto un buco nel divanetto e ci hanno estratto per i piedi”, spiega Giorgia. Nelle ore che hanno preceduto la sciagura, la preoccupazione in hotel era tutta per il sisma. “Ci dicevano di stare tranquilli perché quell’hotel ha resistito ai precedenti terremoti”, afferma Giorgia. Ma tutti volevano andarsene. “Avevo le valigie in macchina volevo andare via. Siamo arrivati martedì (il giorno prima la valanga del 18 gennaio, ndr.) alle 16. I vigili locali ci hanno bloccato al bivio di Farindola, ci hanno detto di aspettare lo spazzaneve e poi siamo passati”, racconta Vincenzo. Nell’hotel hanno dormito una sola notte, poi circa 50 ore ore sotto le macerie.

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