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Ricostruzione post-sisma: quattro indagati per contributi non dovuti e certificazioni false

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L’Aquila. guardia_finanza53-e1336729958356Sono quattro, tutte dell’Aquila, le persone indagate nell’inchiesta della procura con l’accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche richieste nell’ambito della ricostruzione post-­terremoto, che ha portato al sequestro preventivo di 720.908,79 euro, fondi che secondo l’accusa sono stati elargiti sulla base di certificazioni false. Sono tre le pratiche finite nel mirino, tutte accomunate dalla contestazione che le misure sono richieste sulla base della “stabile dimora” nell’abitazione per la quale è stato chiesto e concesso il contribuito fino al 6 aprile 2009: per l’accusa i richiedenti non abitavano in quegli stabili danneggiati dal sisma. Per la prima volta a finire sotto inchiesta l’acquisto di un’abitazione equivalente a Milano, poi sequestrata. La persona denunciata, alla quale è stata sequestrata la somma di circa 210mila euro comprensiva dell’immobile, deve rispondere anche di indebita percezione del Cas, il contributo di autonoma sistemazione erogato fino al 31 marzo 2015 a chi, avendo perso la casa, non avesse optato per una soluzione abitativa come il progetto C.a.s.e. o i moduli provvisori (Map). Gli altri due casi riguardano due distinte pratiche di riparazione di altrettanti immobili, per una delle quali è coinvolto anche il tecnico progettista e al cui beneficiario sono stati sequestrati circa 210mila euro. All’altro indagato è stato disposto il sequestro di quasi 310mila euro.

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