Opi. Il regista Riccardo Milani torna nel cuore dell’Appennino abruzzese e nel “mondo a parte” che ha raccontato sul grande schermo, per incontrare il pubblico e riflettere su un tema sempre più centrale: il futuro dei giovani nelle aree interne. A Opi, in un contesto simbolico tra spopolamento e resistenza, l’appuntamento diventa occasione di confronto sulla “restanza”, tra esperienze, storie e nuove prospettive per chi sceglie di restare.
Si è tenuto ieri mattina a Opi, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, l’incontro “Aree interne in cammino: quel mondo a parte che attrae”, promosso dal Comune dell’Aquila e organizzato dalla Fondazione Magna Carta nell’ambito del cartellone ufficiale dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. L’evento inaugura il ciclo di incontri “Aree fragili: futuro possibile”.
Al centro del dibattito, moderato da Annamaria Parente, Direttrice dell’Osservatorio sulla Crisi Demografica di FMC, il dialogo tra il Presidente della Fondazione Magna Carta, Gaetano Quagliariello, e il regista Riccardo Milani, autore del film Un mondo a parte, accolto dai saluti istituzionali del Sindaco di Opi, Antonio Di Santo.
A margine dell’evento, Riccardo Milani ha firmato il testo del discorso che aveva pronunciato il 16 agosto 2024 in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria del Comune di Opi.
Gaetano Quagliariello, Presidente della Fondazione Magna Carta, ha sottolineato il valore simbolico della scelta di aprire il ciclo “Aree fragili: futuro possibile” proprio da Opi: «Quest’incontro inaugura le manifestazioni che Magna Carta ha organizzato in occasione dell’Aquila Capitale della Cultura. Queste iniziative riguardano le aree interne: era fondamentale prevedere nel programma di eventi della Capitale della Cultura 2026 alcune iniziative finalizzate a far emerge il reale valore delle aree interne, dato che L’Aquila stessa può essere considerata una delle capitali delle aree interne italiane».
Riccardo Milani ha espresso soddisfazione per la partecipazione all’evento, ribadendo la necessità di tradurre il dibattito in impegni concreti: «Sono onorato di aver partecipato a questa discussione, che rappresenta un momento importante per le comunità delle aree interne. C’è bisogno di un impegno concreto a tutto tondo, da parte di tutti i soggetti coinvolti, per incentivare le realtà locali e i giovani che vogliono rimanere e costruire qui il proprio futuro e quello delle comunità».
Antonio Di Santo, Sindaco di Opi, ha lanciato la proposta di un nuovo patto tra territori: «Siamo onorati che la Fondazione Magna Carta abbia scelto Opi per aprire il proprio percorso all’interno del programma dell’Aquila Capitale della Cultura 2026, con un tema a noi caro: quello delle aree interne e del contrasto allo spopolamento. Vivere in un piccolo centro è una scelta di cultura e di dignità. Le istituzioni sovracomunali hanno il dovere di garantire servizi essenziali — sanità, scuola, trasporti — perché presidiare questi territori significa fornire servizi ecosistemici non solo alle comunità locali, ma anche alle aree urbanizzate. Occorre un nuovo patto tra territori urbani e aree interne, fondato su un riconoscimento oggettivo di questo contributo».



