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Proroga della Regione per 21 dirigenti, Febbo: sul rinnovo regna la confusione, è un’azione grottesca

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Pescara. “Apprendiamo da una nota della Regione Abruzzo, ma attendiamo di leggere il documento ufficiale non ancora pubblicato, che la Giunta Regionale abbia deliberato la proroga per un solo
anno, anziché 3 richiesti dalla legge, il ruolo dirigenziale per 21 dirigenti, ovvero un terzo del totale. Decisione che meglio aiuta a caratterizzare e dimostrare quanto sia grottesca l’azione di governo di questo esecutivo regionale”. Questo il commento di Mauro Febbo, consigliere regionale di Forza Italia. “Se buffa e bizzarra sembra la decisione, lo è ancor di più la motivazione, ovvero l’esistenza di un’esigenza di continuità amministrativa poiché sono in corso programmi e progetti dei quali è necessario assicurare il completamento per il raggiungimento di obiettivi di indirizzo e gestione’. Una motivazione che strappa sorrisi amari ed incredulità considerando che arriva dopo aver accumulato ritardi su ritardi nella gestione e nella spesa dei fondi comunitari FSE, FESR e FEASR, tanto da portare all’immobilismo una intera regione fanalino di coda per spesa ed indici di efficienza, dopo aver attuato il 19 luglio scorso una mini proroga per soli 40 giorni degli
stessi contratti per la stessa motivazione, dopo che il capo-dipartimento Risorse e organizzazione, Fabrizio
Bernardini, aveva predisposto l’avviso a cui i 22 dirigenti hanno dovuto rispondere con le loro candidature, con
una conseguente distrazione di risorse umane, accentuazione della burocrazia e perdita di tempo”. Secondo
Febbo “anziché recuperare tempo la Giunta di centro-sinistra ha preferito farne perdere di ulteriore ai dirigenti
che non hanno visto riconosciuto neppure un loro diritto. È la prova evidente che non vi sia né una
programmazione né una strategia. È la certificazione di un fallimento dell’azione amministrativa di un esecutivo
incapace persino di programmare il fabbisogno di personale a soli tre anni”. “Ancor più allarmante e
preoccupante appare la decisione assunta da questa giunta, ormai e per fortuna ai titoli di coda, riflettendo sul
fatto che sembra manchino le valutazioni di merito nel rispetto dell’anticorruzione, dell’incompatibilità e degli
obblighi di rotazione, ovvero rispetto a quanto stabilito dalle norme che disciplinano il pubblico impiego,
compresa la recente riforma Madia”. “Non da ultimo – conclude Febbo – va sottolineata una diversità di
trattamento per altri dirigenti, per loro l’incarico è stato conferito sì per tre anni, che hanno ricevuto l’investitura
a fine aprile. Chissà cosa abbiano fatto loro per maritarsi un trattamento diverso e particolareggiato Se per i più
l’incarico cesserà con la fine del mandato in quanto dipendenti interni della Regione, ciò non sarà per il
Direttore Generale della Regione Abruzzo, Vincenzo Rivera. Il cosiddetto ‘duchino’, premiato oltremodo per la
sua ‘appartenenza’ al PD, che secondo una recente sentenza pronunciata dal Giudice del Lavoro de L’Aquila
parrebbe abbia ricevuto incarichi senza requisiti, tanto da far condannare la Regione Abruzzo ad un maxi
risarcimento, continuerà ad avere un rapporto lavorativo con la Regione Abruzzo anche oltre. Questa è solo
una, se non la minore, delle eredità che purtroppo costeranno carissimo, lasciate da D’Alfonso & C. agli
abruzzesi”.

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