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Processo Bussi: Arta farà controlli sulla discarica per verificare lo stato dell’inquinamento

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Bussi. L’Arta farà controlli per verificare lo stato dell’arte dell’inquinamento nella mega discarica dei veleni di Bussi (Pescara). Lo ha detto il direttor tecnico dell’agenzia regionale per la Tutela ambientale Giovanni Damiani, al termine della prima udienza del processo relativo alla mega discarica dei veleni. “Dopo molte istanze stiamo stabilendo la data per il prelievo dei campioni sul sito di interesse nazionale che faremo sotto l’alta sorveglianza del Corpo Forestale dello Stato”, ha spiegato Damiani, il quale attacca il commissario governativo Adriano Goio, scomparso il 30 marzo scorso. Damiani, ex assessore regionale all’Ambiente, spettatore interessato del processo “sono qui a vedere come vanno le cose”, ha ricordato che l’Arta e l’Ispra, come emerge dalla commissione Brazzi, non hanno mai potuto mettere piede all’interno della discarica, il commissario la considerava zona militare, invalicabile”. Damiani, che con il commissario ha avuto contenziosi giudiziari, ha anche spiegato che il sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi comprende tutti i siti tranne la cosiddetta Tremonti, a gestione commissariale. C’è da dire che la discarica è ancora sotto sequestro ed anche la magistratura finora aveva negato nuovi controlli. A tale proposito, l’ultimo è stato quello commissionato dal commissario Goio nel 2014 che ha fatto emergere una situazione allarmante.

Ma quello studio che non fa parte delle carte giudiziarie, non è stato validato dall’Arta, come annunciato dallo stesso Damiani, nella conferenza di servizi promossa dal Ministero dell’ambiente a Roma, lo scorso 30 novembre, alla presenza dei tantissimi attori di questa vicenda e del commissario, anche se senza potere di deroga, Laura D’Aprile, alto dirigente dello stesso ministero. “Per legge l’Arta non poteva validare il piano di caratterizzazione promosso nel 2014 dal commissario Goio perché l’ente pubblico è stato incaricato di fare analisi su campioni reperiti da una società privata, di cui poteva servirsi il commissario, operazione di cui l’Arta non conosce alcun processo”, conclude Damiani.

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