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Piccone nelle intercettazioni definiva i celanesi “quadrupedi”: “Non ho paura. Me li sbatto!”

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Celano. Progetti che andavano a questo o a quel professionista, a questo o quell’imprenditore, a seconda della sua preferenza. Senza il rispetto del principio di rotazione e né di imparzialità. Perché, come emerge dalle intercettazioni dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale dell’Aquila, secondo Filippo Piccone: “Noi abbiamo una platea che in qualche modo va anche accontentata”.

Tutto veniva deciso all’interno dei suoi uffici in via Cittadelle, fuori dai canoni della pubblica amministrazione, aperti come segreteria ai tempi in cui era Senatore della Repubblica italiana. È lì che gli investigatori lo filmavano e registravano gli illeciti.

E nonostante una maggiore “prudenza”, arrivata dopo le acquisizioni documentali fatte in Comune dai militari dell’Arma, al comando del maggiore Edoardo Commandè, che non poco scalpore avevano generato in città, pochi mesi prima, Piccone nonostante fosse, come scrive il gip Maria Proia nell’ordinanza di arresto, “consapevole dell’illecito che stava commettendo, aveva detto di non essere preoccupato per i ‘quadrupedi’ di Celano, ossia i suoi concittadini, che non potevano nuocergli, ma per Daniela Di Censo, in quanto moglie di Fabrizio Confortini, e quindi esposta all’opinione pubblica”. Questo emerge, secondo il gip, dalle intercettazioni.

Piccone:  “Io ho paura, ma non di te o non di me (indicando Confortini) che io me li sbatto… ‘sti quadrupedi che abbiamo a Celano non è che mi fanno tante cose, ho paura per tua moglie! Perché cioè… lei è un po’ bersagliata da questa questione. Poi… potrebbe… potrebbe… tu sai com’è la cosa… così secondo me va bene”.

Per l’ex senatore Piccone, se il sindaco di Celano, Settimio Santilli, era il capo degli asini, allo stato grezzo i celanesi erano “quadrupedi” di cui non aveva paura.

Le conversazioni sono legate alla vicenda dell’affidamento di alcuni incarichi a Francesco Stornelli, architetto di Celano, che ha uno studio ad Avezzano insieme all’ingegnere avezzanese Fabrizio Confortini, anche suo cognato e marito di Daniela Di Censo, anch’ella raggiunta da una misura cautelare, dirigente del Comune di Celano.

“Filippo Piccone”, scrive il gip, “aveva riferito che il sindaco Settimio Santilli, ‘nella sua grezzità’ avrebbe voluto far dare a Stornelli una direzione dei lavori per le aree degradate, commentando il fatto che le direzioni dei lavori da 15mila euro le avrebbe potute far realizzare a tre geometri del posto mentre a Stornelli avrebbe potuto dare altro”. Questo per prudenza, in modo che avrebbe potuto accontentare più persone, perché sempre secondo Piccone: “bisogna stare attenti”.

E così quando Piccone riceve nel suo ufficio Francesco Stornelli e Fabrizio Confortini, come riportato dall’ordinanza, soci dello stesso studio professionale, afferma che per loro due ha altre progettazioni ma non quelle proposte da Santilli. In particolare una da fare dopo aver costituito un’Ati, associazione temporanea d’impresa, con Luca Piccirillo, altro architetto avezzanese, già molto attivo in passato nei lavori pubblici a Celano, con cui però bisognava “fare le cose in un certo modo”, in quanto “comunista ed ebreo, in tutti e due i sensi”.

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