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“Palazzo d’oro” Asl Pescara, Claudio D’Amario assolto con altri tre

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Pescara. Nel marzo 2019 in quattro furono rinviati a giudizio, dal gup del tribunale di Pescara Elio Bongrazio, nel procedimento, con rito ordinario, sul cosiddetto “palazzo d’oro” della Asl di Pescara in via Rigopiano, edificio acquistato nel 2012 da un imprenditore a 900mila euro e rivenduto due anni dopo all’azienda sanitaria pescarese al triplo del prezzo.

Ieri, con sentenza del giudice monocratico Rossana Villani, sono stati tutti assolti, perché il fatto non costituisce reato, dalle accuse, a vario titolo, di truffa, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Si tratta di Claudio D’Amario, all’epoca dei fatti direttore generale della Asl di Pescara, poi direttore generale dell’area prevenzione del ministero della Salute, attualmente direttore del Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo; con lui erano imputati il dirigente dell’ufficio Gestione del patrimonio della Asl Vincenzo Lo Mele, l’imprenditore Erminio Cetrullo, il responsabile unico del procedimento Luigi Lauriola. A giudizio del pm, il prezzo d’acquisto del palazzo da parte della Asl “sarebbe stato sovrastimato di almeno 740mila euro rispetto al reale valore di mercato”, e avrebbe procurato “un ingiusto vantaggio patrimoniale” all’imprenditore Cetrullo.

Per tutti, ricorda il quotidiano Il Centro nell’edizione odierna, la pubblica accusa, che in dibattimento era sostenuta dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e dal sostituto Luca Sciarretta, aveva chiesto la condanna a 22 mesi di reclusione ciascuno, con la Asl che si era costituita parte civile tramite l’avvocato Barbara D’Angelosante.

I legali di Claudio D’Amario, scrive Il Centro, “avevano sostenuto che l’acquisto di un immobile che doveva ospitare gli uffici amministrativi della Asl doveva rispondere a specifiche caratteristiche, contestando anche le affermazioni dell’accusa in relazione ai ‘requisiti stringenti’ imposti dalla Asl in quella che fu un’indagine di mercato, peraltro prevista anche dal nuovo codice degli appalti”.

“Una sentenza che rafforza la mia fiducia nella giustizia” commenta lo stesso D’Amario nell’articolo de Il Centro.

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